
Non nell'indifferenza cerco la mia salvezza. Il brivido di meraviglia è quanto di meglio abbia l'uomo. Anche se il mondo gli fa pagar caro il sentimento, sente in profondo, quando è commosso, l'immensità (Goethe)

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Sono stata qui
(senza valicare l'oceano)
Sono proprio tanto stanca...
...le novità e le cose belle sono sempre ben accette, ma non potrebbero ogni tanto venire in visita una alla volta invece di fare sempre le ammucchiate?!?!
(E in giorni così, i PM casinisti non potrebbero lasciarmi in pace???)
Il sogno della gioventù
A che romanzo-film-canzone vi fa pensare questo titolo?
Un assaggio di Vienna
E' stato davvero solo questo, un assaggio, una fetta di torta Sacher e una birra (bionda, non rossa, ché il cameriere dell'Hotel Sacher ha espresso ogni disgusto possibile quando gliel'abbiamo chiesta red, anche se mi è rimasto il dubbio che lui abbia capito che la birra esiste anche rossa, o che noi non abbiamo detto una cosa per un'altra...), piacevole e gustoso ma breve, molto breve. Di tutto il programma che mi aveva offerto la dolcissima Lise sono riuscita come prevedevo a fare ben poco, una sosta all'Hotel Sacher appunto, una passeggiata per la via centrale con i suoi bei negozi, un tuffo nelle facce e nelle camminate di fiumi umani di turisti e gente comune che indugia piacevolmente nei caffè a leggere il giornale e sorseggiare un cappuccino, hai ragione Lise, è davvero una città lenta e questo è molto bello, anche se quando tu sei di corsa ti rendi conto che non avrai la possibilità di accordarti al ritmo del luogo e un pochino questo ti fa sentire estranea... Ovviamente non potevo non scontrarmi con gli unici che andavano di corsa oltre me, i Cayenne, mi sa che ne circolano in buona quantità, visto che ci sono stata solo un giorno e già uno pretendeva di mettermi sotto...
Una serata in un pub per studenti, a mangiare schnitzel e patate in salsa di mirtilli (sciccoso e davvero da leccarsi la dita), evitando per un soffio la Flirtnight prevista per Donnerstag, peccato perché avrei proprio voluto vedere come si corteggiano i ragazzi viennesi!! Poi tante chiacchiere inutili ma necessarie, in un English che più svogliato non si può, pranzi e aperitivi a scrocco nell'hotel 5 stelle che ospitava la convention, qualche bonaria discussione con la tastiera austriaca del PC, e poi su, in volo, in un aereo grande quanto il tram che va da Piazza dei Gerani a Termini, eppure piacevole anche quello, un volo serale di letture accattivanti, quasi non volevo scendere...
Vienna è stata un po' come il sapore del cucchiaino di panna sulla Sacher. Dolce il giusto, un retrogusto acidognolo che non dà fastidio ma ci sta tutto, per un viaggio non voluto ma in fondo ben accolto. Una città da visitare ancora, soprattutto per le sue notevoli mostre artistiche, e perché effettivamente, ti fa venir voglia di sprofondare sulle poltroncine del caffè e passare la giornata a sbevazzare, caffè, birra, torte e pasticcini, e leggere. Immagino non sia solo per questo, ma capisco bene perché piaccia tanto alla nostra Liseuse!!
Ricordi: Mi sono ricordata che questa era la terza volta che andavo a Vienna, e in tutte e tre le volte, non è stato altro che un passaggio veloce. La prima volta, nel 1993, in una sosta del lunghissimo viaggio in autobus a Budapest con i miei e una improbabile banda musicale ospite di una banda gemella ungherese; la seconda volta, con mio fratello, una sosta durata non più di due ore sotto la neve, mentre viaggiavamo verso Praga in treno. L'euro non esisteva ancora e noi ci siamo rimpinzati ben bene il pancino al caffè prima di ricordarci che non avevamo niente per pagare...Ora la terza volta, sempre di corsa, da sola, o mezzo accompagnata, per lavoro. Curioso...sarà forse per questo, per questo essere sempre di mezzo, sempre di passaggio, che non riesce a scalfirmi l'anima più di tanto? Ho pensato che forse, conoscendo il tedesco, avrei potuto sentirmi più parte di tutta la bellezza che vedevo attorno a me, ma che in qualche modo non sono riuscita ad afferrare.
Io e Vienna ci siamo date la mano...ma non siamo ancora riuscite ad abbracciarci.
Non è un paese per giovani
Tutte cose già vissute, rivissute, sapute, strasapute....ma perché sentirle dire in spagnolo fa ancora più rabbia e amarezza??
http://www.elpais.com/articulo/internacional/Italia/pais/jovenes/elpepuint/20080403elpepiint_9/Tes
MIGUEL MORA - Roma - 03/04/2008
Sus historias se parecen: tienen entre 22 y 36 años, ganan entre 500 y 1.200 euros, no tienen derechos, vacaciones, ni coche, no viajan al extranjero, apenas compran libros o van al teatro, muchos estudiaron una carrera pero trabajan en lo que sale. Y la mayoría dice que no sabe a quién votará o ha decidido no hacerlo.
Son los precarios italianos, la energía nueva del país, su esperanza. Escucharlos es zambullirse en la desolación, la explotación, la rabia. Están "desilusionados", "machacados", "resignados", cansados de "una política vieja que no deja paso a nadie", unos "sindicatos falsos y corporativos", y unos "empresarios explotadores e impunes". Rebelados por la falta de alternativas, la mayoría se declara dispuesta a emigrar.
Decididamente, la vieja y bella Italia no es un país para jóvenes. Los sondeos dicen que van a votar mayoritariamente a Berlusconi, que el voto a la derecha crece cuanto más joven y más pobre. Resulta misterioso, porque después de hablar con unos 50 precarios de Milán, Nápoles, Roma, Perugia y Cagliari, ninguno admite votar al PDL.
Eleonora, romana de 27 años, licenciada en marketing y "muy parada", voluntaria en la lista de Francisco Rutelli a la alcaldía de Roma, cuenta que tiene una amiga que "vota a Berlusca". "Es que gana 1.500 euros", aclara riendo, "no está de moda como yo, ella no es precaria".
Palabras santas, Toda la vida por delante. Dos títulos cinematográficos confirman que la precariedad está de moda. El segundo es una comedia negra de Paolo Virzì que se acaba de estrenar. Parole sante es un demoledor documental, realizado en 2007 por Ascanio Celestini con los protagonistas de la primera (y última) revuelta de los precarios que trabajaban en Atesia, el call center más grande de Italia y el octavo del mundo (300.000 llamadas diarias).
Uno de los miembros de ese colectivo es Christian. Tiene 36 años, se licenció en Sociología, habla tres idiomas y trabajó seis años como operador en Atesia. Hoy está en paro. "Dejé el trabajo y no encuentro otro. Después de la rebelión, en marzo nos ofrecieron un contrato fijo de 550 euros por cuatro horas diarias si renunciábamos a todos los derechos. Preferí irme".
Con él están Maurizio, de 29 años, que sí firmó y ya lleva seis años en la empresa. Y Rosanna, que después de tres años ha dejado la polémica sociedad, participada por Almaviva y Telecom (socio italiano de Telefónica): "No teníamos libranzas, seguro, maternidad, vacaciones. Firmar significaba ganar 550 euros para siempre", explica.
El gran call center, situado en Cinecittá, ocupa a 3.300 trabajadores. "Cuando abrió, a finales de los noventa, éramos 6.000. Pagábamos un alquiler por usar las cabinas", recuerda Christian, "y cobrábamos a comisión, por una llamada de 2,40 minutos te daban 80 céntimos. Si no llamaba nadie no cobrabas, y si la llamada duraba 10 minutos, te daban igual 80 céntimos".
Todo ilegal, según la inspección de trabajo, que consideró ficticia la figura del colaborador autónomo, un truco de la empresa para evadir impuestos por valor de cientos de millones. "Telecom recurrió, la izquierda impuso los llamados contratos cococó (colaborador coordinado y continuado), luego llegó la derecha, promulgó la Ley 30 y santificó que éramos autónomos: cero derechos", dice Maurizio.
El colectivo denunció, hizo huelgas y manifestaciones. No las suficientes. "Cuando la izquierda volvió al poder, condonó la deuda a Atesia", dice Christian. "Los sindicatos firmaron. La empresa se ahorró el dinero, despidieron a mil personas y nos ofrecieron volver con peores condiciones. Fin de la historia".
El caso es la punta de un iceberg silencioso y masivo. Italia tiene más contratos temporales que fijos, los salarios más bajos de la zona euro, el récord europeo de evasión fiscal. Más de cuatro millones de personas trabajan en negro o en situación irregular, y la economía subterránea genera el 17% del PIB, según los sindicatos. La precariedad alcanza a todos los sectores y edades: comunicación, agricultura, construcción, ayuda social, sanidad, universidad, administraciones públicas, comercios.
Los precarios no tienen sindicatos, son carne de cañón, mano de obra europea y cualificada a precios del Tercer Mundo. Gente sin presente, atada a trabajos parcos, a una vida parca. Maurizio: "Otros países reaccionan, aquí estamos rincoglioniti [atontados]". Christian: "La izquierda y la derecha han puesto a las empresas por encima de las personas. Trabajas, pero vives bajo el nivel de la pobreza. Para competir, percibes al de al lado como un rival. Nuestro colectivo, en su momento álgido, tuvo 100 personas. Y ha sido el más significativo".
"La cosa está para pedir asilo político", resume Rosanna, licenciada en Psicología clínica, precaria doble por ser mujer. "A los 33 años comparto piso, no puedo tener hijos, viajar es una fantasía, sólo voy a Nápoles a ver a mis padres. Estoy rodeada de mediocridad, metida en la gran trampa del no pensamiento. Y todos son cómplices de esto: las mafias, la Iglesia, los empresarios, los políticos de la bella retórica".
Hay muchas historias parecidas: Giulia, arquitecta; Alessia, secretaria; Ottavia, actriz; Melania, relaciones públicas; Daniela y Alessandra, trabajo social con los gitanos eslavos en Scampia. La precariedad está de moda: los políticos hablan de ellos, "nos prometen mar y montaña", dice Eleonora. Son los apestados favoritos: un ingente vivero de votos indecisos. Una vez voten, ¿seguirán teniendo voz?
Cover Boy
Ultimamente mi sto dando al cinema, almeno molto più della media degli ultimi due-tre anni, e devo dire, sarà casualità, che quando riesco ad andare molto al cinema la vita mi appare più bella.
Cover Boy è l'ultimo film che ho visto, è un film italiano, anzi ho scoperto dopo averlo visto che il regista, Carmine Amoroso, è lancianese, cioé quasi mio compaesano. Lanciano è un paesino medievale dell'Abruzzo inferiore dotato di un certo fascino, avvolto in un certo mistero. Lancianese, ma non conta nulla, è anche il protagonista di questo film molto interessante. Uno dei protagonisti, Michele. L'altro, Ioan, è rumeno.
Cover Boy è la storia di un'amicizia, fra loro due. Di stranieri e di stranieri in patria, di sogni al contrario, di rivoluzioni vere, e rivoluzioni vendute. Una storia molto triste e molto autentica, forse però, se potessi dire qualcosa al regista, oltre a fargli i complimenti gli direi che no, non sono d'accordo con il finale che ha scelto. Troppo facile. Ma a chi non l'ha visto, invece, dico di andarci al cinema, che è un film da vedere, un film in cui Roma, e anche il mio quartiere, sono altrettanto protagonisti. Roma reale, non da cartolina, comunque bellissima, a volte crudele. E dopo un po', arrogante come sempre, arriva anche Milano. Milano di plastica, Milano mercantile. C'è un attore bravissimo, Luca Lionello, e ce n'è un altro di cui vi innamorerete, Eduard Gabia, che in realtà non fa l'attore ma il ballerino, ricco di grazia e gentilezza anche quando smonta i motori. E c'è il delta del Danubio, c'è un mondo che è spesso sulla bocca di tutti, e di cui invece non sappiamo niente; e c'è una storia, una Storia, vicina e invece lontanissima, una storia di cui sapevamo, e che abbiamo dimenticato. Questo film ci mostra la memoria, ci fa vedere il presente, ci ricorda il passato. Il futuro, è questo il problema. Il futuro manca. E il futuro è proprio ciò che abbiamo più bisogno di pensare.
Persepolis
Marjane è una bambina di Teheran che da grande vuole fare il Profeta. Ma arriverà qualcun altro a strapparle il lavoro, e nel giro di pochi anni la piccola e impertinente Marjane sarà costretta, per salvare il suo futuro, a lasciare la famiglia e la città per andare a sentirsi nessuno sulle panchine di Vienna, per tornare e toccare con mano che non c’è libertà a Teheran ma che c’è sempre, perché c’è sempre, una possibilità di scelta. Partirà ancora, partirà per Parigi, e sarà un viaggio con la valigia carica, di sospiri di ricordi, di soffi di libertà strozzati in gola, di gelsomini sul seno di sua nonna, di una storia troppo lunga e troppo breve per viverla in una vita sola.
È bellissimo, Persepolis: è amaro e triste, è carico, forte, è energia pura e tanta malinconia, è una giovane donna che cresce cercando se stessa, schivando ad ogni passo le bombe della guerra e i forconi della religione. È una storia in prima persona ma è una storia di tutti, di tutte. È la storia dei sogni di ogni giovane donna oppressa ed è la storia di come cercare la felicità dimenticandosi, a volte, di non essere liberi, e pagando un prezzo per questo. Ma c’è sempre una scelta, c’è sempre un modo per difendere ed affermare se stessi e la propria integrità, anche nelle condizioni più disperate. Marjane lo impara e noi con lei, dalla nonna coi seni profumati e la lingua sporcacciona, con il suo viaggio doloroso e malinconico e il dolce peso di un addio che rimane sospeso lì, fra i ricordi, nel fumo di una sigaretta, di un passato che non si chiude, che rimarrà per sempre come un neo sul viso, come quella nota di malinconia che ti segna la voce e ti colpisce al cuore quando dici “Iran”.
Liberiamo la bellezza!!
Oggi a Roma, quartiere San Lorenzo, Locanda Atlantide.

Ricapitolando
Ringrazio tutti, veramente tutti voi che siete intervenuti nel mio Gioco Letterario. Gli spunti che avete dato sono talmente tanti che ho deciso di non ricapitolarli neanche, tanto non saprò da dove cominciare per avviare, come è ormai deciso, la mia campagna di intense letture sul gioco. Che a dire il vero è già partita, anche se a stento, con una serie di saggi che forse, prima o poi, mi porteranno da qualche parte.
Intanto qui si profilano grosse, enormi novità all'orizzonte: fra pochi mesi lascerò Roma - spero solo momentaneamente - per darmi alla vita comunitaria. Ma di questo avremo modo di parlare, abbondantemente.
Ma....bisognava proclamare il vincitore! Facciamo così: mi riservo di 'nominarlo' quando avrò letto almeno alcuni testi, e il premio sarà....una copia di ciò che sto preparando (avviso il futuro vincitore - o vincitrice - che è come se gli stessi regalando un Gratta&Vinci: probabilità di azzeccare il premio, quasi zero :P!!).
PS: Intanto le mie tre copie omaggio dell'opera famosa che tutti noi sappiamo non sono riuscita neanche a rifilarle su Ebay....per caso qualcuno dei passanti compra bestseller per sedicenni vampirizzate. Garantisco ottimo stato, bella copertina, materiale interno perfetto per la pulizia dei vetri.