
Non nell'indifferenza cerco la mia salvezza. Il brivido di meraviglia è quanto di meglio abbia l'uomo. Anche se il mondo gli fa pagar caro il sentimento, sente in profondo, quando è commosso, l'immensità (Goethe)

Testi e opere originali sotto Licenza Creative Commons.
parolearruffate in Mi sono persaDoveste...
utente anonimo in Mi sono persaDoveste...
flores in Mi sono persaDoveste...
fgfp in Mi sono persaDoveste...
Tutta la vita davanti
Onora il padre e la madre
My Blueberry Nights
Cover Boy
Persepolis
Le vite degli altri
Foglie di vite
Un quaderno brillante
Una lettrice
Retrobottega
Taccuino di traduzione
Trapra
Chiara
Chiara legge
Parole arruffate
Omfaloscopiche
Meeshellanea
Yako
Donna Novissima
Freelance per vocazione
Egolalìa chiara e tonda
Vive come parla
Irriducibile traduttore
Scarlett
Traslochi
Kermit
La sua Isola blu
La città di vetro
oggi
luglio 2008
giugno 2008
maggio 2008
aprile 2008
marzo 2008
febbraio 2008
gennaio 2008
dicembre 2007
novembre 2007
ottobre 2007
settembre 2007
agosto 2007
luglio 2007
giugno 2007
maggio 2007
aprile 2007
marzo 2007
febbraio 2007
gennaio 2007
dicembre 2006
novembre 2006
ottobre 2006
settembre 2006
agosto 2006
luglio 2006
giugno 2006
maggio 2006
aprile 2006
marzo 2006
febbraio 2006
gennaio 2006
dicembre 2005
novembre 2005
ottobre 2005
settembre 2005
agosto 2005
luglio 2005
giugno 2005
maggio 2005
aprile 2005
marzo 2005
febbraio 2005
![]()
visitato *loading* volte
Fuga dalla scuola media...e dalla provincia del mondo.
Dawn Wiener (Wiener in USA significa “salsicciotto”) frequenta la prima media alla Benjamin Franklin School, in una cittadina del New Jersey. I compagni di scuola la chiamano allusivamente Wienerdog, imbrattano in continuazione il suo armadietto e la tormentano a furia di scherzi e dispetti. Un giorno, mentre una compagna di classe la sottopone alle più crudeli umiliazioni nel bagno della scuola, Dawn le chiede “perché mi odi?”.“Perché sei bbrutta”. Proprio così. Brutta e sfigata. Benvenuta alle medie, Dawn. Tua madre ti veste soltanto di pseudo pigiamoni color verde acido o vestitoni a fiori blu, mentre Missy, la tua sorellina minore dal nome di bambola, con cui ti tocca pure dividere la stanza, volteggia sempre in tutù rosa nel giardino della vostra bella casetta familiare, ed è così carina…. Ma tu no. Tu Dawn, sei proprio brutta e sfigata. E alzi la mano chi alle medie non ha mai provato neanche per un attimo il terrore di essere come te.
Opera prima del caustico regista indipendente Todd Solondz, Welcome to the dollhouses (e anche qui il titolo originale rivela ben altri echi rispetto all’adattamento italiano) è un racconto impietoso dell’adolescenza, una commedia amara i cui toni ironici, successivamente ripresi e sviluppati da Solondz anche in altri film (in Italia passati solo di sfuggita), contribuiscono a struccare dall’ipocrisia la presunte gioie dell’adolescenza, tanto più se si parla di adolescenza piccolo borghese da ritratto di famiglia in un interno; che è poi, proprio il ritratto di famiglia, niente di meno che l'immagine d'apertura del film.
L’ingresso alla scuola media è infatti una vera e propria sciagura per Dawn, occhialuta secondogenita della famiglia Wiener, socia fondatrice del Club delle Persone Particolari e unico suo membro insieme al suo piccolo amico Ralphy, che tutti chiamano simpaticamente “frocio”. Bruttina e affatto brillante, Dawn è il bersaglio preferito dei bulletti di scuola; nessuna ragazza vuole essere sua amica, e neanche i genitori si preoccupano di lei, troppo presi dalle grazie della piccola Missy e dalla futura carriera del liceale fratello maggiore. Non c’è niente che le vada bene, la sua vita è mediocre come tutto l’ambiente che la circonda: mediocri i voti a scuola, mediocre il modo di suonare il pianoforte, mediocre la sua casa e il cibo a cena. Mediocre lei stessa, che non è una semplice vittima dell’ambiente sbagliato, ma in qualche modo ne riproduce forme, logiche e schifezze, rivalendosi sul più piccolo e sempre fedele Ralphy, subendo in silenzio le angherie dei compagni, e in fin dei conti cercando la stessa superficialità che la opprime. Eccola così perdere la testa per il muscoloso e insipido Steve, sedicenne e capellone cantante del gruppo del fratello di Dawn, al quale Steve baratta la sua bella voce per qualche lezione gratis di informatica. O “rinunciare”, se così si può dire, all’amore di Brandon, lo stesso bulletto che pur divertendosi a terrorizzarla e ad essere duro con lei, le dimostra infine sincera tenerezza, rivelandosi forse l’unico personaggio autentico del film in una vetrina di fantocci da tv.
Non si può non essere grati a Cult Network per aver riproposto sugli schermi televisivi questo film, premiato a suo tempo (correva il già lontano 1996) al Sundance Film Festival, ma in Italia relegato al solito circuito d'essai; un film che è, in una parola e se me la passate, “fetente”: perché con sguardo impietoso mette a nudo tutte, dico tutte, quelle logiche piccolo borghesi che rendono così grottescamente simili, ebbene si, le cittadine del New Jersey alle piccole province italiane, dove la superficialità regna incontrastata ed anche chi non la sopporta finisce in qualche modo per subirla. E dove, secondo una legge di natura non meno disperante, l’unica soluzione rimane la stessa sempre: la fuga.
Sono nata e vissuta in provincia diciott'anni prima di fuggire. E confesso, Vostro Onore, che nella misera e sfigata undicenne Dawn rivedo quasi in pieno la misera e sfigata sedicenne me.
La pigrizia del traduttore...e il sogno "beat".
(Sottotitolo: uno su centomila ce la fa)
Un'intervista di Ilide Carmignani a Delfina Vezzoli, traduttrice di Pirsig (Lo zen e l'arte della manutenzione della motocicletta) e fra le poche realizzatrici di quel sogno da intellettuali un po' idealisti che accomuna molti scrittori, traduttori e/o aspiranti entrambi: viaggiare e vivere eccitanti esperienze , trovarsi sulle spiagge più belle del mondo mentre lavoriamo ad un libro importante che ci riempie, che ci segna...entrare nei circoli delle più innovative avanguardie intellettuali della propria epoca, collaborare con personaggi di profondo spessore culturale, far ascoltare il proprio punto di vista, conoscere e farsi conoscere. Insomma, chi non ha mai sognato la vita "on the road" degli intellettuali un po' dannati degli anni '60i?
Tutto questo, come dice Delfina nell'intervista, "assecondando la propria pigrizia". Si perché tradurre, a detta di molti che lo fanno, è un mestiere che si fa bene anche da pigri. E anche da timidi, aggiungono in molti.
Sarà per questo che in giro ci sono così tanti che vogliono fare i traduttori?!:D
L'apprendistato va avanti...con discreto successo!
Abbiate pazienza, e tra poco questo blog avrà l'aspetto di un blog.
Ho detto Roma, ho scritto amoR...
Dedicato alla città in cui vivo ormai da un anno.
La sto conoscendo un po' alla volta, strada dopo strada, quartiere dopo quartiere...ogni volta che attraverso una frontiera, lo annoto. Non so quando e se mai arriverò ad abbracciarla tutta...Roma è troppa, è mille città in una.
E’ una città di sogni, una città che fa sognare. E dove i sogni si infrangono, anche…Tutto sembra raggiungibile, e invece è tutto molto lontano…I palazzi del potere, disseminati nel centro della città ma anche qua e là nelle sue periferie di casermoni alti. I teatri, i cinema, Cinecittà, la chimera del successo, i divi che passeggiano nel centro, le auto di rappresentanza…presenze eteree e sognate, che si dissolvono subito al tocco delle nostre dita sporche e stanche.
Roma è il lavoro…quello sfruttato e precario, che si diffonde come un cancro avvelenando la spensieratezza dei suoi giovani abitanti. Quello svilito, tagliato, svenduto dai governanti e dai loro portaborse.
Roma è tanti, piccoli momenti di allegria: una metropoli, l’unica in Italia (insieme a Napoli), dove i bambini giocano ancora per strada, con la palla. E sono bambini di ogni colore davvero. Dove i cortili e gli alberi segnano il paesaggio del quartiere, insieme ai semafori e alle doppie file, certo. Accostamenti che non stridono, Roma è un luogo dove tutto sta bene insieme a tutto: come le persone dentro i tram e le metropolitane, è impossibile non stupirsi nel vedere quanto è flessibile il corpo umano, sembra sempre che stiamo per scoppiare e invece no, c’è posto ancora per qualcun altro, un giovane pakistano si incunea nelle pieghe del montone di un anziano col cappello, una ragazza ride ad un’amica, qualcuno sbuffa o si lamenta, per fortuna Termini non è così lontana…
Termini, centro del mondo. Ogni etnia e specie sociale può trovarvi il suo rappresentante. Luogo dei senza luogo, dei disperati, dei vagabondi, come il manager rampante con valigetta alla mano che si ritrova lì dopo un viaggio in Eurostar, scioccato dalla luce e dagli storni che si rincorrono, ben più angosciato del barbone che tende la mano là vicino.
Roma è la violenza, quella descritta da Pasolini, quella che può scattare in ogni momento e ti tiene sempre sul chi vive...violenza dell’esasperazione, di tante vite perse a ricominciar sempre daccapo.
E Roma è l’amore…scritto sui muri in ogni forma, nelle battute dei ragazzini, in quegli angoli incantati che i ragazzi che si amano sanno trovare dappertutto. Una città sensuale, romantica, eternamente pronta ad innamorarsi. Una città che innamora.
Sono innamorata di Roma…dei suoi quartieri, dei suoi tramonti…dei gabbiani che l'attraversano nel cielo, del suo vento.
Dei vicoli attorno al Pantheon, della Fontana di Trevi che ti compare davanti quando meno te l’aspetti, come nella canzone di Rascel. Di Trastevere, del suo sapor di vino. Della periferia est, di Centocelle, del Pigneto...di San Lorenzo con la sua pace un po' torbida di tante illusioni perse dietro le idee sbagliate.
I romani hanno gli occhi grandi, e il cuore un po’ ammaccato. Ne hanno viste tante…papi e capi di governo, regimi, guerre, sparatorie…tengono distante la politica dalle loro vite, ma hanno imparato a essere politici nel loro piccolo...spesso imbrogliano, arruffano, fanno "come se"...ma anche più spesso devono difendersi dalla politica, perché questa è prepotente, non si accontenta di esserci, grida…come i manifesti attaccati dappertutto, le invocazioni all’odio, gli schieramenti di colore. Roma è la custode involontaria, e lo scenario del revival di qualsiasi bruttura novecentesca…ragazzetti che giocano ai nazisti, accoltellano gli immigrati, figli di papà con conto in banca a dieci zeri che giocano a fare i comunisti…ma è anche luogo di lotte vere, reali e necessarie, come quelle dei cartolarizzati, altre vittime della politica che in combutta col mercato si succhia via le case ed i ricordi di migliaia di persone.
Roma è un teatro....un'interminabile commedia dell'arte, dove ognuno di noi improvvisa la sua parte,e fra il ridicolo e il drammatico, fra una lacrima e una risata, costruisce lo spettacolo e la sua magia.
Soporifera Insomnia...
Di Hollywood e delle sue "SOLE"...
Una di quelle opinioni che di tanto in tanto mi diverto a pubblicare su siti qua e là.
!!OUT NOW!!
Fuori l'Italia dall'Iraq! Fuori l'America dall'Iraq!
"Beato è quel popolo che non ha bisogno di eroi"
Lo diceva Bertolt Brecht.
Non abbiamo bisogno di eroi...ABBIAMO BISOGNO DI PACE!
!PACE SUBITO!