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Iriade di pensieri

Non nell'indifferenza cerco la mia salvezza. Il brivido di meraviglia è quanto di meglio abbia l'uomo. Anche se il mondo gli fa pagar caro il sentimento, sente in profondo, quando è commosso, l'immensità (Goethe)

Eccomi

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giovedì, 28 aprile 2005

L'uomo costruisce case perché è vivo ma scrive libri perché si sa mortale. Vive in gruppo perché è gregario, ma legge perché si sa solo. La lettura è per lui una compagnia che non prende il posto di nessun'altra, ma che nessun'altra potrebbe sostituire. Non gli offre alcuna spiegazione definitiva sul suo destino ma intreccia una fitta rete di connivenze tra la vita e lui. Piccolissime, segrete connivenze che dicono la paradossale felicità di vivere, nel momento stesso in cui illuminano la tragica assurdità della vita. Cosicché le nostre ragioni di leggere sono strane quanto le nostre ragioni di vivere. E nessuno è autorizzato a chiederci conto di questa intimità.

Daniel Pennac, Come un romanzo

Postato da: flores a 14:38 | link | commenti (1) |
pagine

venerdì, 22 aprile 2005

Impressioni di ritorno da "I capolavori del Guggenheim".

Da Manet a Pollock, dal cubismo alla pop art, la mostra I Capolavori del Guggenheim allestita a Roma alle Scuderie del Quirinale è un sintetico e denso viaggio nei principali artisti visivi illustratori della modernità e della contemporaneità, normalmente ospitati nel museo Guggenheim di New York. A Roma, la mostra ce li presenta lungo un itinerario di 10 piccole sale, in rigoroso ordine cronologico, cercando di comporre un’esposizione saliente della storia dell’arte moderna e contemporanea attraverso l’opera dei suoi artisti più riconosciuti. Sono appunto le ampie pennellate di Manet e quelle più sottili di Monet ad aprire il percorso, per andare attraverso Cézanne agli inventori del Cubismo, da Picasso a Braque, e alla frammentaria Parigi di Delaunay. L’esposizione va avanti velocemente, soffermandosi su Kandinski, pittore di grande importanza per la collezione Guggenheim e di cui ci è in breve mostrata l’evoluzione, dalle prime opere a carattere figurativo verso una sempre maggiore “non oggettività” e interesse per le forme primarie, come le linee, i cerchi; quello stesso interesse che negli anni Venti del novecento lo portò ad insegnare alla scuola sperimentale del Bauhaus di Weimar poi soffocata dal nazismo. Si prosegue con i futuristi, con De Chirico e con le fantasie visive dei surrealisti. Uno dopo l’altro incontriamo Mirò, Picasso, Mondrian, l’art brut, la cosiddetta “arte concettuale” americana, Pollock, infine la pop art di Warhol e Lichtenstein. L’impressione che se ne ricava è quella di un’iniziativa interessante per chi magari non ha mai avuto l’opportunità di visitare i “veri” musei del Guggenheim, ma con un pericoloso sentore di usa e getta, accostamenti didascalici di tanti nomi illustri ad uso e consumo del turismo culturale e di pura superficie. La mostra infatti lambisce appena intenzioni artistiche e poetiche visive più profonde, preferendo fornire una sorta di infarinatura generale, presentando a mò di spot artisti come Van Gogh, Renoir, Matisse, Klee o Dalì, con un’unica opera che poco o nulla dice della loro identità. Decisamente troppo poco per conoscerli e per goderne; si perché l’arte è anche un profondo piacere che merita di essere vissuto...non “consumato”.

Roma, Scuderie del Quirinale, dal 3 Marzo al 5 giugno 2005

Orari:

Lun-Giov: 10.00-20.00

Ven, Sab: 10.00-22.30

Dom: 10.00-21.00

L'ingresso è consentito fino ad un'ora prima della chiusura. La mostra non è grande ma per evitare l'ansia consiglio di prendersi almeno due ore.

Biglietto intero € 9, ridotto € 7,50 (studenti, giovani, anziani, abbonati Metrebus ecc.)

Postato da: flores a 14:21 | link | commenti (2) |
roma

domenica, 17 aprile 2005

Punto della situazione sul mio piccolo pianeta culturale

Continuo a leggere Amatissima di Toni Morrison (tradotto da un uomo, Giuseppe Natale. Mi ha colpito molto la scelta di un traduttore uomo, perché l'animus della Morrison in questo romanzo mi sembra particolarmente femminile, e forse, mi azzardo a dire, la traduzione non lo restituisce in modo molto naturale).

L'interesse iniziale si è un po' smorzato sotto il peso e l'intreccio di una vicenda dolorosa e contorta, soprattutto per il modo in cui la protagonista, Sethe, la ricostruisce. Ormai andrò fino in fondo. Mi colpisce il fatto che pur dimostrando un'enorme sensibilità e riuscendo ad essere voce di un'intero popolo vessato dalla schiavitù, il modo di comporre la vicenda, quasi interamente attraverso i pensieri della protagonista, le conferisce un'aura intimista, troppo. Ma ne parlerò come si deve una volta terminato il romanzo.

L'ultimo film visto (in DVD) è Le conseguenze dell'amore di Paolo Sorrentino, giovane regista napoletano. Il protagonista è Toni Servillo, attore dalla presenza scenica incredibile, sorprendente nel trasmettere il senso di mancanza del protagonista, intento a lasciar passare una vita non vissuta, finché... Regia, fotografia e montaggio, insieme alla colonna sonora, impeccabili nella loro raffinatezza. La sceneggiatura, quasi priva di dialoghi, trasmette un senso d'angoscia e al tempo stesso di partecipazione, che può far male. Vite come quelle di Titta Di Girolamo, il protagonista, sono difficili da accettare, difficili anche da guardare. Quasi un incubo, ci spaventano perché siamo consci della loro tremenda verità.

Prediligo la musica rock, ma durante i viaggi apprezzo la compagnia di note leggere e gruppi a cui piace sperimentare. Un nome fra tutti, i Sigur Rós, che a luglio avremo la possibilità di ascoltare dal vivo anche in Italia.

Postato da: flores a 17:16 | link | commenti |

mercoledì, 13 aprile 2005

Termini non sei sola...

Ho scoperto con gioia che non sono l'unica a soffrire e arrabbiarsi per la sorte già decisa della stazione più stazione d'Italia. L'associazione Italia Laica è infatti in prima fila, non da sola, nella battaglia contro questa decisione, a mio avviso tipica dell'insopportabile dittatura della maggioranza a cui il connubio Stato-Chiesa da sempre ci sottopone.

Riporto il comunicato dell'associazione, per aderire andate sul sito di Italia laica e firmate! Quanto meno Veltroni saprà che la leccaculite che lo affligge è solo sua e di pochi altri, mentre Roma, e Termini, sono di tutti.

La decisione di intitolare a Giovanni Paolo II la stazione centrale "Termini" della capitale della repubblica italiana non è che il culmine, davvero eccessivo, di un crescendo di delirio idolatrico da cui l'intera società italiana è investita in questi giorni. Sull'onda di un servilismo e di un'eccitazione mediatica e politica senza precedenti, si smarrisce ogni memoria del carattere laico delle istituzioni, del profondo pluralismo culturale, politico e religioso della società in cui viviamo, del carattere estremamente controverso, perfino per gli stessi cattolici, dell'eredità del defunto Papa. Si è perso in questi giorni, soprattutto, ogni rispetto per i milioni di cittadini che dissentono dalle opinioni e dalle convinzioni di questo Pontefice.

Riteniamo che, quanto meno, decisioni destinate a segnare a tempo indeterminato il volto di Roma dovrebbero essere assunte solo una volta esaurita l'attuale ondata emotiva.

Le organizzazioni che, tra gli altri, firmano questo appello e che fanno attualmente parte della "Consulta laica" del Comune di Roma, annunciano che, se la decisione di intitolare la stazione Termini a Giovanni Paolo II sarà confermata, si ritireranno da tale organismo.

Postato da: flores a 11:55 | link | commenti |
roma

domenica, 10 aprile 2005

Termini....mia Termini...in nome di cosa vogliono cancellare il tuo nome?

Eccola, la prepotenza dei potenti, delle gerarchie, dei capi. Eccola, l'espropriazione sentimentale dei nostri ricordi, di ciò a cui siamo affezionati. La prepotenza del sindaco e delle gerarchie ecclesiali, per non parlare di quei buscastipendio dei dirigenti delle Ferrovie. Termini, la "mia" Termini....Termini che è di tutti, è di chi ci lavora, di chi ci passa ogni giorno... è di musulmani, induisti, atei agnostici, buddisti o confuciani, o persino di un cattolico che odiava questo Papa. Invece no.

Adesso, se davvero questa proposta andrà in porto, saremo costretti a subire per sempre la presunta grandezza di un personaggio che per me non significava niente. A cui non sono grata proprio di niente.Ci toglieranno un caro ricordo per far posto ai loro "eroi". E la nostra Termini non sarà più Termini.

Vi sembrerà una stupidaggine, ma questa è un'ingiustizia di quelle che mi fanno salire il sangue alla testa. E' una misura totalitaria. Tipica del totalitarismo democratico. Non fa i conti con i sentimenti che nutriamo verso i luoghi, di cui i nomi sono parte integrante. Mi sa tanto di coloni spagnoli che cambiarono il nome alle terre del continente appena scoperto, di conquista militare, di cacciata degli antichi abitanti.

Per favore, facciamo qualcosa perché Termini non diventi "Stazione Giovanni Paolo II".

 

Postato da: flores a 16:08 | link | commenti |
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mercoledì, 06 aprile 2005

"La traducción es imposible"

Per chi legge il castellano: il quotidiano peruviano "El Comercio" ha pubblicato domenica scorsa un'intervista a Gregory Rabassa, traduttore in lingua inglese di celebri autori latino-americani fra cui Garcia Marquez, Vargas Llosa, e Julio Cortazar.

Una chiacchierata davvero interessante, in cui Rabassa, splendido ottantaduenne,  racconta le sue idee sulla traduzione, anche secondo lui "scrittura dei pigri" , una forma di co-creazione che tuttavia, avvicina il traduttore al lettore, più che all'autore.

Un'arte che, come per qualsiasi altra arte e diversamente dall'artigianato, non può essere insegnata.

"Si può insegnare a Picasso come combinare i colori, ma non gli si può insegnare a dipingere "Le Damigelle d'Avignone".

Postato da: flores a 12:21 | link | commenti |

domenica, 03 aprile 2005

Addio papa. Perdonami ma non ti piango.

Lutto nazionale per il papa, silenzio e indifferenza per le centinaia di migliaia di morti delle nostre tragedie quotidiane e mondiali. Ultimo lo tsunami, tanto per fare esempi.

Una voce molto interessante, critica e cattolica sul papato appena concluso arriva dal teologo cattolico dissidente Hans Küng. Ci parla di un papa ben più ipocrita e contraddittorio di quanto la grancassa massmediatica possa mai predicare.

Ti saluto, papa. Spero che la tua morte sia stata serena. Non ti piango nè ti rimpiango. In quanto donna, in quanto giovane,nonostante tutti i tuoi papa boys... non posso piangere per il male che hai fatto alla mia gente. La mia gente è la specie umana, la mia gente sono le donne stuprate che se abortiscono per te equivalgono a genocide, sono i bambini lasciati nascere per condannarli alla fame e al dolore. La mia gente sono i cristiani originari che provano una loro strada per seguire il messaggio di Gesù Cristo, e che tu hai condannato e perseguitato. Sono le giovani donne spagnole represse dall'educazione dell'Opus Dei.

Caro Papa, so che ti darà fastidio, so che ci vorresti tutti ben ammassati dietro la tua croce, ma no. Non la porto la tua croce. E non ti piango.

Postato da: flores a 16:31 | link | commenti (2) |