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Iriade di pensieri

Non nell'indifferenza cerco la mia salvezza. Il brivido di meraviglia è quanto di meglio abbia l'uomo. Anche se il mondo gli fa pagar caro il sentimento, sente in profondo, quando è commosso, l'immensità (Goethe)

Eccomi

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venerdì, 28 ottobre 2005

Se davvero la famiglia è un valore...

....come si spiega tutto questo?

PS: Flores under construction, scusate la latitanza ma prometto di tornare presto....

Postato da: flores a 16:44 | link | commenti (27) |

mercoledì, 19 ottobre 2005

Ventinove petali di un bizzarro fiore

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Ventinove giri della Terra attorno al sole

Per ventinove volte quattro stagioni attraversare

Ventinove volte rinascere in autunno

ventinove occhiate complici all'inverno

Ventinove primavere

ventinove grida di una fiammante estate

ventinove una bilancia

ventinove un peso, e poi leggére ventinove

ventinove volte alzarsi

e ventinove ricadere

ventinove che sa di musica

le note dolci di una ventinove

Ventinove complice,

ventinove ardire

ventinove sa di nuovo

sa di buone, ventinove

F.

Postato da: flores a 20:16 | link | commenti (15) |
yo and me

lunedì, 17 ottobre 2005

Finalmente l'ho trovato

dopo tanto peregrinare

tanti giorni trascorsi a interrogare il futuro

anche nei momenti di maggiore sconforto

ho sempre saputo che lui esisteva, da qualche parte

che prima o poi il destino ci avrebbe fatti incontrare

emozione, amici, spero possiate leggerla in me

emozione perchè

lui è mio e questa è l'ora di farvelo conoscere

eccolo

è il mio uomo

è l'uomo di Flores!!!!

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D'altra parte, scusate la vanità, ma di chi se non mio potrebbe essere un uomo appartenente a questa specie definita “nana”, nella bizzarra fauna, ormai estinta, di Flores, parte di specie animali “fantareali”, del genere “Mondo Perduto”, insomma un Homo a sé, microcefalo brutto malato, e come se non bastasse pure minidotato (come giustamente mi ha fatto notare lei)?

Postato da: flores a 20:47 | link | commenti (12) |
yo and me

martedì, 11 ottobre 2005

La locomotiva s'è inceppata...

Problemi di Cash Program, ecco come l'hanno chiamato....per il momento il budget costringe a bloccare la ricerca, "ma noi continuiamo ad essere orientati su di lei"....io invece comincio ad orientare un bel mitra su di voi!!

Ebbene sì, ragazzi amici, passeggeri di Iriade, l'ho detto io che la sfiga c'ha il Flores-detector... mi sa che tocca continuare a cercare da qualche altra parte.

Certe volte penso che è l'entusiasmo che porta sfiga...i vostri messaggi mi avevano molto incoraggiata, e quasi mi sembrava di stare per fare la cosa più giusta della mia vita...che la mia vita ha deciso che quella non era la cosa più giusta per me.

Curioso, la mia vita e io la pensiamo diversamente su un sacco di cose ultimamente.

Postato da: flores a 12:04 | link | commenti (16) |

lunedì, 10 ottobre 2005

Béccati pure l'Australian dream...

Nel frattempo, da qui ancora nessuna risposta...sia mai che il ritardo cronico dei treni è pure quello un problema di vagliare le migliori opzioni?

Postato da: flores a 14:01 | link | commenti (3) |

domenica, 09 ottobre 2005

喂, 形 中国人 名 朋友 支持者!

Ciao, amico cinese!

Scusate, non so se l'ho scritto bene in verità, ma c'è qualcuno dalla Cina che silenzioso mi visita tutti i giorni qui, e la cosa mi emoziona alquanto!

(Oltre al fatto che mi inquieta un po', ma questo non lo diciamo a nessuno....perché poi non so...forse mi suggestiono perchè in Cina - mica solo in Cina per essere più corretti - succedono queste cose...)

Postato da: flores a 21:26 | link | commenti (2) |

venerdì, 07 ottobre 2005

Prego, precario, preoccupati

Avevo intenzione di lasciar decantare la discussione di ieri (nata dalla notizia del suicidio di un intellettuale precario), e iniziare a pensare ad altro. Ma oltre le sollecitazioni che mi sono giunte da più parti, la stessa cronaca pare stuzzicarmi a non mollare la presa. In Francia sono scesi in piazza nientedimeno che gli stagisti, e alleluia. Si sono organizzati tramite un sito che guarda caso si chiama Generation precaire, e con ironia da un lato, rabbia dall'altro, sono decisi a far sapere al mondo che non ne possono più. Che esistono e che sono tanti, e che è impensabile vivere così. Lavorare senza alcun futuro, solo per ingrassare le tasche di qualcun altro.

Nel frattempo un eccezionale traduttore mi ha regalato alcuni riferimenti che giro a chiunque, trentenne o meno, volesse ragionare un po' su questa condizione di noi giovani senza prospettive, di ribellioni mancate, di ricambio baronale in corso in cui le facce e magari i colori di bandiera possono mutare, ma la sostanza resta quella, e come dice quel folle saggio di Beghemot, gli eskimo di ieri sono i Portami La Borsa di oggi.

Il primo è un brano tratto dalla rivista Reset, che due anni fa circa ha dedicato uno speciale ai "Trentenni flessibili e invisibili". Mi pare di poter affermare, senza tema di smentita, che in questi due anni non ci sono stati cambiamenti, se non in peggio. Non fosse altro perchè chi viveva le stesse cose due anni fa, ora ha due anni in più di fatica sul groppone.

«I trentenni di oggi sono dunque una generazione che diventa "visibile" sotto il marchio della flessibilità, con in tasca contratti di lavoro (quando ce li hanno) di breve durata, volatili, rinnovabili (forse) secondo la congiuntura (che è pessima). Ma la prima scoperta che si fa, ragionando di questa generazione, è che loro sono flessibili (o in attesa di occupazione) in proporzione a quanto flessibile non è la società che li circonda. La storia di Iavarone e Lasorella, leggetevela insieme a tutte la altre brillanti avventure di emigrazione, merita di diventare famosa, di diventare un simbolo, forse più ancora che per il loro coraggio di andarsene in America, per le tinte grottesche in cui ci mostra il baronato accademico e nepotistico che i due ricercatori si sono lasciati alle spalle, qui da noi. La generazione flessibile è un indicatore formidabile di una società rigida. Loro via a tentare la sorte, noi qua a goderci i baroni che restano. Con i loro figli e i figli dei figli, all' infinito? Anche i trentenni beneficiano di provvidenze frutto del "baronato" dei loro padri. Lo sanno gli economisti, i sociologi, e anche gli imprenditori (quelli che ereditano l'impresa dal babbo e quelli che non ereditano nulla e devono vedersela con le banche in tempi di recessione), la mediazione tra le generazioni può avvenire attraverso il patrimonio, ma se questo fenomeno acquista un peso debordante, se fino a trent'anni si vive a casa dei genitori e si viaggia sulla loro auto, i rapporti di potere ne sono condizionati. Quel regime potrebbe meritarsi il nome di gerontocrazia. [...] Puoi guardarlo attraverso la pubblica amministrazione o la scuola e l'università. Ci sono posizioni di potere acquisito da toccare, e toccarle provoca dolori. Lo dice in modo sintetico e fulminante Tommaso Pellizzari: "Quello della pensione è un problema che non esiste non perché sia lontano, ma perché è chiaro a chiunque che per la mia generazione (e per quelle più giovani) la pensione semplicemente non esisterà)". Salvo miracoli.» O rivoluzioni, ndf (Nota di Flores).

[...] Se non c'è traccia di un disegno comune, sociale, plurale rimane per tutti soltanto il destino di free rider opportunistico. Tutti cavalieri di ventura in corsa verso azzurri orizzonti. Ognuno faccia la sua corsa, ma c'è un'ombra nel cielo blu: chi non vince, o non si piazza bene, è destinato al ruolo di frammento dentro un 'orbita insignificante. In una società che sembra infliggere a tutti la "coazione a un destino personale", e l'obbligo di disegnare la propria vita come opera d'arte, chi non riesce nell' impresa viene consegnato al nulla, all'impegno full-time di curare le proprie frustrazioni.

[...] La generazione «flessibile» è però anche quella «invisibile». Massimiliano Panarari definisce i trentenni addirittura «terremotati» sotto il profilo esistenziale, ponendo come causa di questa condizione il mutuo sulla casa alla difficoltà oggettiva di sbarcare il lunario.

Il secondo è il libro Un grande futuro dietro di noi, di Giuliano da Empoli.

Ancora, un libro, Les intellos précaires di Anne e Marine Rambach, Éditions Fayard, Paris 2001/2.

Les intellos précaires ont entre 25 et 35 ans et sont diplômés. De stages en CDD, ils alternent petits boulots et contrats dans l'édition, le journalisme, la culture et la communication. Cette précarité, choisie pour les uns, subie pour les autres, définit un nouveau rapport au travail et à l'existence en général. En effet, leur consommation est paradoxale, orientée vers les services et les biens culturels, au détriment des postes plus classiques de la consommation des ménages : logement, alimentation, habillement. Un voyage qui décrit avec humour une galaxie mal connue.

Ne riporto alcuni stralci, tradotti dall'uomo eccezionale di cui sopra (e che sia eccezionale è chiaro anche da come traduce):

«C’è [...] una grandissima differenza tra i precari tutto sommato felici e i precari supersfruttati. I ritratti leggeri dei freelance della moda e dei dottorandi che stentano a sbarcare il lunario pur divertendosi non devono far dimenticare quest’altro aspetto della precarietà degli intellettuali: la miseria, l’insicurezza, lo sfruttamento. Che attraversi una popolazione divisa tra “precari felici” e “precari infelici”, oppure uno stesso individuo che da un lato vive la sua precarietà con buonumore ma dall’altro conosce momenti molto difficili, questo divario esiste. Tra l’intellettuale precario in depressione nervosa, costretto a sollecitare l’assistenza sociale, e l’intellettuale precario che si arrangia di contratto in contratto, la differenza può risultare enorme. Ma non c’è niente di positivo nella precarietà dei guardiani notturni all’università: solo povertà, umiliazione, angoscia. Questa è una delle difficoltà del nostro tema: copre situazioni molto disparate e descrive una popolazione che ha imparato a venire a patti con delle pratiche scandalose.
«Non capisco perché non ci sia più rivolta!»: un’esclamazione ricorrente nelle nostre interviste. Gli intellettuali precari covano infatti la loro collera, la rimuginano, la rimasticano, ma non la lasciano scoppiare. I precari nel loro complesso sono in una posizione troppo brutta per esprimere il loro disgusto. In questo campo gli intellettuali non sembrano pronti a giocare il ruolo di esploratori, tutt’altro; in un certo senso, incarnano piuttosto la retroguardia... [...] Niente è meglio conosciuto, eppure niente ispira un così scarso dibattito pubblico. Come se la cappa di piombo che la generazione del ’68 aveva sollevato, essa stessa l’abbia fatta ricadere con fragore sulle generazioni successive.»

Nel frattempo, Flores deve decidere entro oggi se andare o meno a lavorare per loro. Contratto interinale, sei mesi, segreteria Risorse Umane, non tradurrò e non scriverò, vada bene che mi vada bene mi faranno fare qualche presentazione in Powerpoint. 8 ore al giorno, 1300 € netti al mese. Dopo i sei mesi, "Si vede". In questo ultimo mese ho ricevuto pochissimo lavoro e le riserve di benzina non sono eterne. Lancio un sondaggio e vi chiedo, a chiunque passi di qui, anche al passeggero più sconosciuto e casuale: Voi accettereste al posto mio?

Postato da: flores a 12:35 | link | commenti (22) |

giovedì, 06 ottobre 2005

Ad occhi aperti...

Viviamo un po' così, a galla nel dramma. Ma le tragedie non arrivano bussando alla porta. Chi si è sorbito Hitler per vent'anni non sapeva che avrebbe prodotto la Seconda Guerra Mondiale. Lo ha accettato e glielo ha permesso, chiudendo gli occhi un po' di più ogni giorno.

Rischiamo di fare la stessa cosa? Credo proprio di sì.

Passeggeri, non spaventatevi per me...non è che oggi mi senta pessimista o cose del genere... non è questo.... semplicemente stamattina ho letto una cosa che mi ha fatto sgranare gli occhi. Oggi sono ad occhi aperti.

Ed è bello. Perché il nostro problema non è che vediamo troppi drammi e tragedie. Il nostro problema è che non le guardiamo sufficientemente. Neanche quando avvengono sulla nostra pelle.

Postato da: flores a 13:54 | link | commenti (21) |

lunedì, 03 ottobre 2005

La lingua di Santurbino

Ho ancora i muscoli che mi fanno male. A Urbino non si cammina, si fa free-climbing. Le salite sono quasi pareti verticali, e la città sembra uno di quegli scenari dei film trash degli anni '70, insomma mancava solo incontrare Tomas Milian o Gloria Guida in bicicletta.

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Città dell'arrampicata, dunque; non tanto nobile sport di cui i più abili interpreti sono stati senza dubbio i cosiddetti editori, quando si è trattato di scalare montagne di specchi untuosi e scivolosi nel goffo tentativo di spiegare perché le traduzioni editoriali sono pagate così poco, e perché fra queste, la letteratura per ragazzi è pagata ancora meno.
Per la gioia dei miei passeggeri, vi regalo alcune delle perle di saggezza che i cari signori, ci hanno sciorinato:

Vi pago di meno perché vi divertite di più

Vi pago di meno perchè tanto il vocabolario lo usate di meno

Vi pago di meno perché le case editrici che vi pagavano di più (con le royalties) sono tutte fallite

Vi pago di meno perché il mondo va male

Vi pago di meno perché lavorate tanto

Sarà stato casuale che, chi ratto di città, chi subdola zoccoletta di campagna, avevano tutti la faccia da topo? Occhio! Ho detto topo, non toporififi....lui è tutta un'altra pasta, e infatti chi a Urbino lo conosce, mi ha detto che è anche molto bello...i topi di cui parlo io, invece, somigliano pressoché tutti a quello che é qui:

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E pensare che il giorno prima, quel romanticone di Luis Sepulveda aveva fatto volare in aria poetiche parole sul ruolo dei suoi traduttori, al fianco di un'affascinante Ilide Carmignani, sua voce italiana, che lo traduceva all'impronta, mentre lui si librava in un'ode a colui o colei che da ogni lingua che aveva permesso con il suo umile lavoro di ampliare gli orizzonti del suo immaginario.

E' stato proprio ascoltando i versi illuminati dell'autore, che in un lampo ho capito. Mi piace l'idea di fare la traduttrice, perchè è un mestiere che ho nelle mie corde. Perchè mi corrisponde. Perchè posso esprimervi l'essenza di me stessa. Perchè mi rappresenta.
Si, mi piace il mestiere del traduttore perchè è esattamente come me:

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sfigato

In realtà non è vero. Nient'affatto sfigate sono le figure che ho avuto l'onore e il piacere di incontrare...anzi luminose e affascinanti, alla faccia del color grigio topo degli editori tirchi.
Donne, tante donne traduttrici (ma anche qualche uomo dei migliori, e che allegria incontrarlo, e finalmente conoscerlo!), donne che sono anche struggenti, intense poetesse, donne dai dolci occhi e dal piglio fiero;
ragazzi e ragazze, giovani talenti generosi, musicali o stuzzicanti,
personalità scoppiettanti o al contrario serenamente incantevoli,
o ancora, donne così poco anonime da volerlo sembrare a tutti i costi (e costringermi a non dare neanche un indizio della loro presenza...ma lei sa chi è, d'altra parte),
o infine schegge di splendida follia che incarnano perfettamente le risate, le scoperte, la bellezza di questi giorni.

Insomma, tre giorni intensi per la vostra Flores e per tutti gli astanti...nuove amicizie e simpatie sono nate. Nuovi punti di riferimento per andare avanti, anche se verso dove, non è ancora troppo chiaro. Ma d'altra parte, non è questo che conta. Conta leggere, scrivere, studiare, imparare. Conta la bellezza. Si, come dice sempre la mitica Feathe, che ama ciò che fa, sarà la bellezza che salverà il mondo.

Postato da: flores a 20:03 | link | commenti (28) |