
Non nell'indifferenza cerco la mia salvezza. Il brivido di meraviglia è quanto di meglio abbia l'uomo. Anche se il mondo gli fa pagar caro il sentimento, sente in profondo, quando è commosso, l'immensità (Goethe)

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Parole dell'anno che va via:
1. You just haven't learned it yet, baby: you must suffer and cry for a longer tiiiiime
2. Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior
Parole dell'anno che arriva:
1. L'importante è essere buoni: è ancora più importante che avere ragione
2. That don't impress me much: you think you have the brain but you don't have the touch!
3. So pleeeease please please let me let me let me take what I want this time
e continua, continua...
VI AUGURO UN ANNO SPLENDIDO!!!!!
How happy is the blameless vestal's lot!
The world forgetting, by the world forgot.
Eternal sunshine of the spotless mind!
Each pray'r accepted, and each wish resign'd.
Strange
After all
what were you really
looking for
and I wonder
when will I learn
Blue isn't red
everybody knows this
and I wonder
when will I learn
when will I learn
guess I was in Deeper than
I thought I was
if I have enough love
for the both of us
Nei momenti importanti, dolci, violenti, sensuali, soli, lei è da tempo la voce del mio silenzio. E' la voce che parla quando le mie labbra si serrano, coscienti che aprirsi vorrebbe dire far franare montagne, scoperchiare città, sollevare gli uragani e travolgere le terre sollevando l'onda di un impetuoso, cieco desiderio che non trova la sua realizzazione.
A tutti voi che amate Iriade perchè amate la semplicità....una dedica dalla vostra Flores...
Le cose di ogni giorno raccontano segreti
A chi le sa guardare ed ascoltare
Per fare un tavolo ci vuole il legno
Per fare il legno ci vuole l'albero
Per fare l'albero ci vuole il seme
Per fare il seme ci vuole il frutto
Per fare il frutto ci vuole il fiore
Ci vuole un fiore, ci vuole un fiore
Per fare un tavolo ci vuole un fiore
Per fare un tavolo ci vuole il legno
Per fare il legno ci vuole l'albero
Per fare l'albero ci vuole il seme
Per fare il seme ci vuole il frutto
Per fare il frutto ci vuole il fiore
Ci vuole un fiore, ci vuole un fiore
Per fare un tavolo ci vuole un fiore
Per fare un fiore ci vuole un ramo
Per fare il ramo ci vuole l'albero
Per fare l'albero ci vuole il bosco
Per fare il bosco ci vuole il monte
Per fare il monte ci vuol la terra
Per far la terra ci vuole un fiore
Per fare tutto ci vuole un fiore
Per fare un tavolo ci vuole il legno
Per fare il legno ci vuole l'albero
Per fare l'albero ci vuole il seme
Per fare il seme ci vuole il frutto
Per fare il frutto ci vuole il fiore
Ci vuole un fiore, ci vuole un fiore
Per fare tutto ci vuole un fiore
Per fare tutto ci vuole un fiore
Per fare tutto ci vuole un fiore
Per fare tutto ci vuole un fiore
Per fare tutto ci vuole un fiore
Per fare tutto ci vuole un fiore...
Mettete dei fiori nei vostri giorni di festa... e che vi portino ciò che desiderate!
Un caldo abbraccio da Iriade
Ricordi sbocciavan le viole
con le nostre parole
Non ci lasceremo mai, mai e poi mai
vorrei dirti ora le stesse cose
ma come fan presto amore ad appassire le rose
così per noi
l'amore che strappa i capelli è perduto ormai,
non resta che qualche svogliata carezza
e un po' di tenerezza.
E quando ti troverai in mano
quei fiori appassiti al sole
di un aprile ormai lontano
li rimpiangerai
ma sarà la prima che incontri per strada
che tu coprirai d'oro per un bacio mai dato,
per un amore nuovo.
E sarà la prima che incontri per strada
che tu coprirai d'oro per un bacio mai dato,
per un amore nuovo.
(Fabrizio De Andrè, La canzone dell'amore perduto, in Tutto Fabrizio De Andrè, 1967)
Oggi mi girano....
Vorticosamente. Occhio, o voi spocchiosi presuntuosi individualisti prevaricatori incapaci di dialogo.
Se mi trasformo in Goldrake sono cavoli vostri!!!
Bologna Roma solo andata, controlli alla dogana
(Evitiamo le discussioni)
La fermata è a richiesta!
E una freccetta indica il pulsante della richiesta di fermata.
Siamo sul tram numero 5 a Roma, e quando leggo questa scritta sulla parete fatta col pennarello nero, sottile e ordinata, non posso non pensare a Bologna, sui cui autobus ho trascorso diverse centinaia, se non migliaia di minuti. Roma e Bologna sono divise da due ore e mezzo di eurostar: due ore e mezzo di eurostar per cambiare pianeta.
A Bologna una scritta come quella non se la sognerebbe nessuno: a Bologna si sa, che si scende dalla porta di centro e si sale da quelle laterali. Che la fermata è a richiesta e se non la richiedi l'autista non è autorizzato a porsi il problema se premere un pulsantino in più dalla plancia di comando. Ma si sa anche che l'autista conosce le fermate, e non sei costretto a sbracciarti sotto la pensilina nel dubbio che quello si dimentichi di fermarsi.
A Roma, d'altro canto, sugli autobus non sai mai se riuscirai ad entrarci, e non sai mai come uscirne. Si esce dalle porte solo perchè le finestre sono troppo piccole. Non esiste il concetto di fermata dell'autobus, perchè spesso l'autobus si rompe fra una fermata e l'altra e tutti fuori, altro che richiesta. L'autista può dimenticarsi di una fermata (ma spesso è perchè gli cambiano il giro all'ultimo, e imparare tutta Roma è come imparare 7-8 Bologne) e ti costringe a gridare "Madovec*a*z*z*ovai!" mentre lo rincorri in mezzo alla strada; però se gli chiedi il favore di farti scendere al semaforo perchè sei in ritardo al primo giorno di lavoro, rischia di suo, ti fa scendere e ti dice "stai attenta".
A Roma la fermata è a richiesta non "perchè si", ma per evitare discussioni. E te lo mettono fra parentesi, per dirtelo con più dolcezza. Non per la regola ma per una ragione.
A Roma se c'è qualcuno che preso da un attacco di astinenza fuma sporto dal finestrino del tram la domenica pomeriggio, quando il tram è quasi vuoto, nessuno gli dice nulla. Che fastidio da? Sarebbe più pericoloso se glielo si impedisse, probabilmente. E se una donna palesemente fuor di rotella tiene la sigaretta mezzo accesa dentro a un tram, la signora romana che le è seduta di fronte non le dice "Sull'autobus è vietato fumare, sa!", come avrebbe fatto la signora bolognese stringendosi scandalizzata nella pelliccia e chiedendo al marito se è il caso di fare il numero dei carabinieri. La signora romana le dice "spegni la sigaretta che mi viene il mal di testa". E io amo la signora romana. Ma mi pongo il problema se amare anche la signora svitata - un minuto prima che mi sputi in faccia scendendo, e che spezzi le mie illusioni chiarendo che sicuramente lei non ama me - perchè questa le risponde: "E allora tu spegni il cellulare che mi fa venire i nervi".
A Bologna si deve essere sempre ligi. Sempre in regola. Perchè? Perchè è la regola.
A Roma più della regola conta il motivo, conta la ragione. E la ragione può cambiare, si sa. La ragione è flessibile ed è bene farci i conti. Ci sono i prepotenti certo, che la rompono per prevalere, ma ci sono anche i pazzi che la rompono per creare. Ecco perchè amo Roma. A Roma c'è più spazio per la follia. A Roma si sa che ci sono i pazzi, che sono tanti, e che chi non lo è può sempre diventarlo da un momento all'altro.
Amo Roma perchè è una città pazza, e mi permette di fare pazzie. Ed essere pazzi è un requisito essenziale per poter essere veramente liberi.
10.000
Pensierosa e caotica, speranzosa, a volte delusa, sempre curiosa, la piccola Iriade ha superato le 10000 visite.
E' un numero bello, tondo, ed è un piacere averlo raggiunto, anche se questo blog è nato più per dare i numeri che per farli...Comunque un grazie è d'obbligo a tutti i passeggeri, quelli assidui e quelli meno.
Ad esempio a quelli che vi sono capitati cercando un uomo minidotato (e l'hanno trovato...era l'uomo di Flores!), o per capire come sbattersi la pastorella (?!?!?!).
O quelli che se ne saranno andati delusi perchè desideravano i pensieri di natale di papa giovanni paolo II.
O quelli che chissà se avevano in mente la mia stessa idea di panzone quando hanno digitato semiotica dello stronzo, o magari si saranno arrabbiati non trovandovi il significato di stronzo secondo lo zingarelli...
Ma soprattutto grazie a tutti gli amici e le amiche che qui si ritrovano, che proprio grazie a Iriade ho iniziato a conoscere e che mi stanno insegnando, mi fanno pensare, mi fanno divertire....mi piace questa piazzettina sconclusionata che non pretende di dare verità ma esprime appunto, una girandola colorata di pensieri. Proprio quello che avevo in mente quando mi è frullata in testa questa nuova parola: Iriade.
Il libro che vi avevo promesso
è questo:
Mi sta a cuore questo libro, perchè mi sta a cuore la persona che l'ha curato.
Perchè l'ha fatto con amore, dedizione e passione, impiegandovi un anno della sua vita.
Perchè ha anche saputo battere i pugni con chi di dovere, pur essendo alle primissime armi, per avere ciò che le spettava.
Il prezzo del libro è proibitivo anzichenò: 40.00 €, ma d'altra parte sono ben 1516 pagine!! Può essere un bel regalo da fare e da farsi, soprattutto perchè so che molti di voi amano gli haiku. E' un'edizione molto curata, con a sinistra gli haiku nei kanji giapponesi originali, ed a destra la versione giapponese in alfabeto occidentale con sotto la traduzione di Irene.
Il punto della situazione
E' passata quasi una settimana dalla Fiera del Libro di Roma, e confesso di non averle dedicato particolari attenzioni quest'anno. Ci sono passata soltanto la domenica mattina, a trovare "gli amici" più che altro, i quali amabilmente intrattenevano e si intrattenevano davanti alla nostra casa comune:
Ecco un'immagine dei padroni di casa della domenica mattina. Li tengo nell'anonimato perchè non ho ancora chiesto loro il permesso di pubblicarne le foto, ma tanto sono abbastanza in lontananza. Questa è solo per darvi l'idea dello stand di Biblit, che diciamo pure, era come l'anno scorso in un luogo piuttosto sfigato... ma molto accogliente, come d'altra parte potete notare dalla postura stessa degli intrattenitori...e non avete visto come sono quando ballano!!
In un'ora scarsa di giro fra gli stand, sono riuscita a fare alcuni acquisti di cui vado umilmente fiera, anche se forse saranno cose già risapute o poco interessanti agli occhi dei più:
Il resto di niente di Enzo Striano, in edizione originale di Avagliano editore, Cava de' Tirreni 1986. Questo libro va tassativamente letto perchè è uno dei migliori romanzi italiani degli ultimi 30 anni. Io l'avevo letto, prestatomi da un amico, diversi anni fa, e da allora avevo sempre cercato l'edizione originale, (perchè ovviamente uno dei big dell'editoria i diritti se li è ricomprati, ma ricordate sempre che noi sosteniamo le formichine qui a sinistra....). Enzo Striano è morto da diverso tempo ormai, ma io non potrò mai smettere di essergli grata per aver "riscritto" questo personaggio coraggioso e trasgressivo che fu Eleonora Pimentel Fonseca.
Kafka. Per una letteratura minore, di Gilles Deleuze e Felix Guattari, Edizioni Quodlibet Macerata 1996, tradotto da Alessandro Serra. Altro libro che dopo aver succhiato in tutti i modi possibili e immaginabili per la mia tesi di laurea, non avevo mai trovato in nessuna libreria. I due ragazzi dello stand, simpatici e svampiti come pochi, mi hanno fatto molto carinamente lo "sconto gomma" perchè la copertina bianca è piena di quelle simpatiche improntedigitaliappiccicate che sicuramente avrete tutti presente nei vostri libricini di colore bianco snog (varietà che deriva da snow+smog: per capirci, come la neve ai lati delle strade di città).
Quello di letteratura minore è un concetto molto stuzzicante che non a caso nasce da due geniacci come i nostri pensatori francesi con nome da fumetto. Ma non ve lo dico...leggete il libro!
Il libro più inaspettato è invece un volumetto davvero ben curato de la casa editrice "Le Lettere" di Firenze, scoperto grazie alla conoscenza del traduttore, nonché esperto di poesia nonché in particolare di poesia inglese post-coloniale, Andrea Sirotti, che come ho avuto modo di dire anche a lui, cercavo idealmente da tanto tempo! Andrea ha tradotto, insieme a Giorgia Sensi (ma c'è lo zampino anche della nostra Trapra), la raccolta di poesie Men/Uomini. Ritratti maschili nella poesia femminile contemporanea.
Vi lascio un assaggio da una poesia di Wendy Cope, sarà casuale se l'occhio mi è caduto proprio lì?
Si intitola Quei fetenti degli uomini
sono come quei fetenti degli autobus -
li aspetti per circa un anno
e quando alla fine compare un bus
eccone altri due o tre che sbucano.
(Ovviamente io sono sempre qui sotto la pensilina....)
Sempre Andrea mi ha infine omaggiata dell'interessante Semicerchio, rivista di poesia comparata che non ho ancora avuto modo di spulciare come si deve ma che sembra davvero ricca. In particolare segnalo un'incursione nella poesia coreana di Ko Un, a cura di Vincenza D'Urso.
Il mio bilancio personale per questa fiera è dunque senz'altro positivo. In più, a margine di questi tre giorni, sono riuscita ad avere una meravigliosa notizia che riguarda una persona molto cara, a beccarmi quattro giorni di pioggia senz ammalarmi, a intavolare una discussione del tutto frivola su uno di quegli argomenti che di solito fanno imbestialire le vetero-femministe, a ballare bellissima musica rock e ad avere una compagnia stupenda
Ma il mio compito non finisce qui. C'è un libro che mi sta molto a cuore e purtroppo non ho potuto comprare alla Fiera per pure ragioni economiche, ma voi dovete conoscerlo. Più tardi ve lo segnalo.