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Iriade di pensieri

Non nell'indifferenza cerco la mia salvezza. Il brivido di meraviglia è quanto di meglio abbia l'uomo. Anche se il mondo gli fa pagar caro il sentimento, sente in profondo, quando è commosso, l'immensità (Goethe)

Eccomi

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lunedì, 20 febbraio 2006

Per te una piuma di cielo, aria fresca e libertà

!!AUGURI FEATHER!!

The most beautiful girl in the world

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Postato da: flores a 13:15 | link | commenti (1) |

lunedì, 13 febbraio 2006

La malata immaginaria

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Bene, mi avete convinto. Sono in ballo e ballerò.

Ma ho bisogno di ammalarmi. Di ammalarmi di una malattia simpatica. Di quelle che inducono tenerezza. Di quelle che hanno bisogno di cure solo una volta ogni tanto, magari per due - tre giorni. O per un pomeriggio.

Una di quelle malattie che non abbiano un nome tanto minaccioso da indurre a liberarsi di te come un sacchetto di pulci. Ma con un nome anche abbastanza compassionevole da far sì che un capo ti spalanchi le porte di Sesamo-Alcatraz, alla magica formula: PAAAART TAAAAAIMMMMM!!!!!

Insomma, una di quelle malattie la cui visita dal dottore possa durare anche giusto il tempo di un'intervista, o tutt'al più una fiera di tre giorni. Di quelle malattie gentili, magari passeggere ma un po' testarde, che possano indurre i simpatici padroni a concedermi la flessibilità che dico io e non solo quella della legge Biagi.

Anemia? Osteoporosi precoce permanente? Sindrome allergica da salarite accelerata? Pressione bassa? Pressione alta? Pressione ondivaga? Appendicite cronica galoppante? Sindrome della felorosi di Villenstein? Esaurimento energetico in via di sviluppo?

Anche in questo caso ho grande bisogno dei vostri consigli: di che potrei ammalarmi secondo voi? E sopratttutto: sarà possibile inscenare questo teatrino senza tirarsi addosso troppa sfiga...???

 

 

Postato da: flores a 16:56 | link | commenti (9) |
yo and me

domenica, 05 febbraio 2006

Io, a strisce, intorno al tavolo

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Già trascorso tutto gennaio, ormai anche la prima settimana di febbraio, e io mi sento attraversata da correnti che non mi lasciano neanche respirare. La mia vita segue almeno quattro o cinque binari paralleli, ognuno dei quali richiederebbe una cura e dedizione che non sono capace di dedicare neanche a uno solo. Questo senza pensare ad affetti, amori e amicizie nei quali vado avanti per conservazione, o nel peggiore dei casi combino talmente tanti di quei casini da rendere impossibile qualsiasi avvicinamento, specie maschile...

Ma chi cacccccchio sono io? Ancora non l'ho capito. La mia mania di tenere separato ciascun aspetto della mia vita dagli altri, di mantenere riserbo e segreto sui miei tanti percorsi è il riflesso di questa maledettissima insicurezza che non mi permette di scegliere le mie priorità, di osare mettermi in gioco, di dirmi "rinuncia a questo perchè profondamente non ti interessa, concentrati su ciò che vuoi davvero". E' pur vero che ogni volta che ci ho provato, mi è andata male finora. E non solo per sfiga o per maledizioni esterne, ma anche per miei errori, soprattutto mie grandi distrazioni e ingenuità.

E' questo che mi frega, infatti: dovendo o pretendendo di pensare a tantissime cose, non mi concentro su nessuna. E combino guai e casini.

Probabilmente non è questo il luogo più adatto per iniziare a dirimere tutto il delirio che mi avvolge. Ma ho bisogno di renderlo "pubblico" per compromettermi, in un certo senso, a sciogliere tutte queste contraddizioni. Nell'ordine, cosa sono e sto facendo?

1. Sto facendo l'assistente all'amministratore delegato di una società petrolifera. E' il lavoro che mi sono scelta per portare la pagnotta a casa. All'inizio erano 5 ore al giorno, perfetto. Da dicembre sono diventate 8 e più. Non mi pagano tantissimo, ma è un tot sicuro al mese col quale mi posso permettere di vivere. E' un lavoro che non richiede grande concentrazione, ma sì una certa precisione. E siccome io non sono precisa "spontaneamente", devo forzarmi per diventarlo, il che andrebbe benissimo, se non fosse che dentro di me mi rifiuto di dedicare troppe energie mentali a questo lavoro, perchè ne ho poche a disposizione e voglio usarle per altro. E infatti, presa com'ero da altri pensieri in questi giorni, mi ritrovo che oggi sto rischiando di far perdere l'aereo al capo che parte per Londra 'sto pomeriggio, e io gli avevo cambiato prenotazione ma non gli ho dato il numero di quella nuova. Niente di grave, tranne se perde davvero l'aereo....se mi licenziano, forse mi tolgono il problema di decidere quando e se andarmene da sola. Che inconsciamente stia cercando di farmi licenziare?
In realtà, uno dei motivi che mi trattiene lì è che l'ufficio in cui lavoro è umanamente meraviglioso. Si scherza, si ride e c'è collaborazione e comprensione reciproca. E' questa la grande novità, visto che nella vita ho cambiato diversi uffici e c'ho sempre trovato delle gran teste di m**ch*a. Non solo, l'ambiente è talmente meraviglioso che mi sono persino invaghita del geologo-esploratore che lavora con me. Che è un uomo super sexy, che dice che gli piaccio, ma che ai miei espliciti (più che espliciti, a volte: lo so, dovrei fare la maliziosetta conquistatrice. Beh sticazzi, non so come si fa. So solo essere diretta e chiara, e ho fatto così) inviti ad uscire insieme mi ha sempre risposto di no per una scusa o per un'altra. E in più, negli ultimi giorni, stressatissimo per il lavoro, ha preso pure a trattarmi male. Insomma un disastro.

2. Sto scrivendo per una rivista. Mi ci sto divertendo. Su questo argomento non ho davvero voglia di parlare, perchè l'invidia è sempre in agguato e io, non so com'è, sono da sempre vulnerabile all'invidia altrui (oltre che alla mia propria, anzi ne approfitto per ringraziare tutti voi che siete intervenuti nelle mie confessioni. Siete splendidi). Sta di fatto che in poche settimane l'impegno è diventato da saltuario a quotidiano, e mi ha già costretto a scappare -letteralmente - dal lavoro per andare a intervistare gente di qua e di là. E' da quando vado a scuola che sogno di diventare giornalista. So di non saper fare che poche cose, ma saper scrivere è una delle tre certezze che ho nella vita. Le altre due sono che sono mancina, e che mi piace dormire. Insomma la portata di questo evento nella mia vita non è indifferente. Ma non ho la più pallida idea di come gestirlo, emotivamente e organizzativamente.

3. Sto traducendo, poco e di tanto in tanto, ma francamente me ne sta passando la voglia. Forse perchè, lo dico brutalmente, l'inedia e l'individualismo dei traduttori, che godono masochisticamente del proprio ruolo subalterno, mi dà ai nervi. Ma in realtà la ragione principale è che ho capito che sì, posso essere bravina a tradurre, ma mi mancano alcune delle caratteristiche del bravo traduttore: la pazienza e la precisione. Sono molto più brava a scrivere che a tradurre. E scrivere non è meno impegnativo, soprattutto, per me, è molto più appassionante.

4. Ho un impegno sociale che nel tempo è cresciuto d'importanza per me, tanto da essere diventato l'orizzonte principale con cui definisco la mia identità. E' un impegno antirazzista, solidale e pacifista. (Occhio! Non c'entra niente coi no-global! Mi darebbe molto fastidio che mi si prendesse per una no-global, perché i no-global pur animati da alcune buone intenzioni di partenza, sono un trionfo di superficialità e oltre a questo, onestamente, faccio molta fatica a prendere a riferimento Chavez come "il socialista del XXI secolo"). E' un impegno che mi porta via tantissime energie, e che mi sta richiedendo un'assunzione di responsabilità enorme che cozza con tutti i criteri "normali" e borghesi di questo mondo, secondo il quale la solidarietà equivale più o meno alla carità ed è riservata solo ai minuscoli ritagli di tempo. E' un impegno che sta diventando anche teorico: mi hanno appena chiesto di scrivere un saggio sulla gioventù multi-etnica di questo paese, che sarà pubblicato sulla rivista dell'associazione. Impegnativo e difficilissimo, appassionante, ovviamente gratuito. E dunque ancora più bello, più giusto, ma dunque, ancora più difficile da conciliare con i miei altri quattrocento lavori.

Ecco il quadro di me. Un bordello. Ognuno di questi punti, pur essendo collegato all'altro dall'unico tratto di congiunzione possibile, cioè io stessa come direbbe anche il caro anonimok, in realtà è dislocato in universi mentali tutti propri. Il mio cervello e la mia personalità sono una specie di supernova che ancora non ha capito verso dove espandersi.

Appunto: io non ci sto capendo niente, non ho ancora capito quali sono le mie priorità. Potessi, probabilmente, dedicherei tutto il mio tempo all'impegno sociale, perchè è veramente in quello che sento vivere la vera Flores. L'impegno, questo tipo di impegno, mi permette di attraversare anche le mie grandi passioni: scrivere, tradurre, andare in giro, conoscere persone. Ma cazzo! di che cosa mangio? Non posso fare un lavoro impiegatizio qualunque per tutta la vita, perchè non ne sarei capace. Il mio cervello si rifiuta di concentrarcisi più di tanto, e la frustrazione è dietro l'angolo costantemente. E poi, si tratta comunque di precarietà. Non c'è niente di stabile neanche in questo. L'ufficio dove lavoro ora, come dicevo, è un luogo sereno, ma a me sembra un'intima perdita di tempo, tanto che per evitare di sentire che lo sto sprecando arrivo ad invaghirmi del primo deficiente carino che c'è dentro... Su questo si potrebbe aprire tutto un filone a parte, della serie Dona Flores e i suoi duecentomila non-mariti...ma forse gli dedicherò uno spazio apposito.

Passeggeri di Iriade, non pensate che sono pazza: semplicemente credo di venire da un altro pianeta. E qui, sulla Terra, mi ritrovo iper-stressata. Iper-condizionata. Iper-confusa. Voglio fare troppe cose ma non ne scelgo nessuna fino in fondo, rischiando il tutto per tutto. Ho una sorta di condizionamento "proletario" nei confronti del lavoro, per cui detesto dover competere, dimostrare, monetizzare il mio talento. L'idea del successo, della ricerca del successo, o della carriera, mi fanno schifo. Ma d'altra parte, rifiuto di accontentarmi di un lavoro qualunque, perchè mi succhia tempo ed energia solo in ragione dell'odioso denaro. 

Ho forse bisogno di rischiare di più, di pensare di meno? Chenneso. Non ci capisco niente. Aiutatemi voi.

Postato da: flores a 14:58 | link | commenti (18) |
yo and me