
Non nell'indifferenza cerco la mia salvezza. Il brivido di meraviglia è quanto di meglio abbia l'uomo. Anche se il mondo gli fa pagar caro il sentimento, sente in profondo, quando è commosso, l'immensità (Goethe)

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Sei nato negli anni '70 e ti senti sfigato? Racconta a Iriade perché.

Primo concorso senza premi né vincitori sui perché della sfiga - indotta o autoindotta - di una generazione.
Il punto della situazione
Un attimo di respiro ed ecco qua che ridò voce alla mia Iriade, trascurata decisamente troppo in queste settimane.
Le mie vicende personali sono niente rispetto alle elezioni, rispetto alla cattura di Bernardo Provenzano, rispetto alla quasi-rivoluzione dei giovani francesi e rispetto a milioni di immigrati negli Stati Uniti che hanno iniziato a reclamare i loro diritti. Ma io, che nonostante tutto mi sento un po' superstiziosa, quasi mi sto convincendo che ci troviamo di fronte a qualche tempesta magnetica nell'Universo che sta cambiando i connotati a questo pianeta e anche a uno e ciascuno dei suoi piccoli abitanti...boh, oppure sarà che 'sta campagna elettorale l'hanno fatta pure a suon di oroscopi della Bilancia, il segno di un bel po' di politici: Fassino, Berlusconi, Di Pietro, Diliberto...io pure sono della Bilancia, ma non della decade di Fassino né di quella di Berlusconi...diciamo che sono la terza via.
Circa un mese fa tornavo da un viaggio in Spagna, prendevo di nuovo un aereo dopo cinque anni, e la mia vita cambiava radicalmente: ho smesso i panni dell'assistente dell'amministratore delegato/traduttrice a tempo perso - e ho indossato quelli della giornalista/scordati qualsiasi tempo perso.
La rivista per cui sto lavorando si occupa del mondo dei giochi, ma proprio di tutti tutti i giochi: dal sudoku al casinò, dalle slot machines alla Play Station. E io scrivo, scrivo, scrivo, vado in giro a fare quello che fanno i giornalisti - scassare la uallera alla gente che ha qualcosa che vorrebbe dire, ma non può dire, o che dovrebbe dire, ma non vuole dire. E' il mestiere che ho sempre voluto fare, quello per il quale avevo studiato. E' un mestiere che tutti credono di conoscere ma nessuno davvero conosce, soprattutto nei suoi aspetti negativi. Per capirci: traduttori, voi vi lamentate delle tariffe da fame? Sappiate che la maggior parte dei giornalisti lavorano gratis. E quando dico gratis, dico proprio gratis. Ore e ore in redazione a nutrirsi solo di speranze e illusioni. Ammemmi pagano. 1000 euro, mica no! Ci sarebbe di che essere felici, molto felici, se non fosse che Bilancia o no che io voglia essere, il mio destino si diverte proprio ad essere beffardo. Si vede che gli sto simpatica perché non me la prendo mai. Fatto sta che la redazione si trova a Terni, e che:
Terni- Roma - Roma - Terni
con i treni Trenitalia
è un tran tran 'n po' stritolante
E non é neanche una spesa da poco. Mi dicono che sono brava, ma non si fidano di me. Infatti non mi fanno lavorare da casa mia, neanche qualche giorno la settimana, così per farmi tirare il fiato ogni tanto. No perché la redazione deve essere coperta, persino il sabato, perché "non telefona mai nessuno, ma metti che proprio quel giorno che non ci sei telefona qualcuno..."
Essi dai, allora fatemi lavorare pure di notte: metti che proprio quella notte che io dormo telefona qualcuno...
Succede, così, che ora mi vogliono mandare in Cina. Con questo programma:
Vai a lavorare - torni a casa la sera. La mattina parti da Roma - ti spari 15 ore di volo - ti fai tre giorni di fiera del gioco a ritmo cinese - ti spari 15 ore di volo - torni a lavorare.
Eh si, perché "il lavoro costa sacrificio", "sai qui c'è la fila di persone che verrebbero a lavorare gratis", "tu sei stata fortunata".
E la cosa peggiore è che hanno ragione. E la cosa peggiore è che sapere che hanno ragione mi manda in bestia.
Inciso, senza offesa per i lettori ternani: Terni è una città veramente trista. E mi sento in diritto di dirlo perché io sono nata e cresciuta a Chieti. E Chieti è una città veramente trista pure lei (ma Terni rischia di batterla). Cionondimeno (direbbe Siluanus), nonostante la città trista, la popolazione ternana non manca di una certa vitalità tutta particolare. L'altro giorno due vecchiette si salutavano all'uscita da una merceria:
- Che te possi, Lellè?
- Che te possi, Giulià?
E ho pensato che forse anche i romani, ogni volta che si mandano i mortacci, in realtà si scambiano i saluti di cortesia.
Questa non sembri una lamentela: sono felice di star facendo un lavoro che da tanto desideravo fare. Ecco, ora che l'ho fatto, ora che quando qualcuno mi chiederà di me, potrò rispondere "Sai, facevo la giornalista", ecco ora posso pure tornarmene a fare la segretaria. Perché c'è una cosa che ho capito definitivamente: se un lavoro mi stressa talmente tanto da farmi sentire schiava, non è un buon lavoro. Non c'è Pulitzer dei videogiochi che tenga.
Tutto questo però non si tradurrà nell'ennesima ricerca di alternativa, almeno non per il momento. Ancora troppo poco, ancora c'è tanto da imparare, tanto da capire, tanta fiducia da guadagnarsi per poter un giorno abbattere questo assurdo monte ore in groppa al treno.
Intanto una cosa l'ho già imparata: qui in Italia il giornalismo è un mestiere per finta. In pratica sapete che mestiere fanno veramente i giornalisti? Indovinate un po': fanno i traduttori. Traducono le notizie arrivate dall'estero. Traducono in linguaggio scritto la dettatura orale degli Uffici Stampa. Traducono le dichiarazioni ufficiali. E se non hanno il lasciapassare, guai a loro se traducono fuori dal seminato. In un mese sono già riuscita a beccarmi fior fior di cazziatoni dagli Uffici Stampa Istituzionali (quelli con gli stipendi ministeriali, per capirci) per "non aver chiesto il permesso di pubblicare" cose dette o successe. Schiena dritta? Si, dritta lo è. Però in orizzontale. Tipo vassoio.
Insomma il giornalista fa l'interprete di cabina, fa il traduttore editoriale, fa il chuchotage di corridoio, fa il correttore di bozze, fa il revisore. Quasi quasi, visto che si parla tanto di albo dei traduttori, si farebbe prima a chiedere l'ammissione d'ufficio all'albo dei giornalisti.
E detto fra noi: non vedo l'ora che sia abolito l'albo dei giornalisti. Non serve ad altro che a ricattare i poveracci dei giovani di belle speranze facendoglielo annusare. Per poi sfruttarli e massacrarli per due anni e più.
Insomma dopo dieci anni, ho capito che l'intuizione che avevo avuto a tre giorni dall'inizio dell'Università - il giornalismo è un mestiere di merda - era giusta. Perché allora, dopo tutto questo tempo, sto scegliendo di fare proprio tale mestiere? Perché ho una specie di attrazione feticista verso gli escrementi? Perché credo nonostante tutto che sia quello per cui ho le migliori capacità? O per dire di averci almeno provato, forse, chi lo sa.
Probabilmente tutto questo acquisterà un suo senso quando io, Feather e tanti altri fantastici amici di questo blog apriremo la nostra casa editrice e finalmente saremo noi a decidere a quali, quante e a che tipo di cacche dare corpo oppure no.
Mando un enorme bacio a tutti perché non so quando riuscirò di nuovo ad emergere da questa apnea. Ma voi continuate a passare per Iriade, qualche volta. Ve ne sarà tanto grata, si sentirà meno sola e troverà ispirazione per la sua battaglia di resistenza quotidiana.