
Non nell'indifferenza cerco la mia salvezza. Il brivido di meraviglia è quanto di meglio abbia l'uomo. Anche se il mondo gli fa pagar caro il sentimento, sente in profondo, quando è commosso, l'immensità (Goethe)

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Lotta al terrorismo??
Ci sembrerebbe normale che entrassero domani le truppe cammellate della Svizzera e si portassero via otto ministri del governo italiano con l'accusa di essere terroristi o di aver rapito un nostro ragazzo? Cos'è, autodifesa questa?
Io non ho parole di fronte a tanta arroganza. Non posso fare altro che metterci lui, qui, a parlare per me.

Vi chiedo scusa amici per la pesantezza dei miei ultimi interventi, ma sul lavoro sto veramente sbroccando.
Ti credo io che i giornalisti hanno rinunciato a fare il loro mestiere. Appena scrivi una parolina che qualcuno crede potrebbe procurargli il solletico, ti minacciano di denuncia!! C'è di che farsi passare la voglia in cinque secondi. Fra l'altro per un errore di stampa, roba da pazzi....ma qui la gente crede forse che giornali insignificanti che non legge nessuno, fra l'altro, possano veramente nuocere? Ma pure io, chi mi credo di essere? Perché non mi metto a fare la passacarte e buonanotte? Perché non mi faccio inviare per posta un cervello nuovo con su scritto "Conta fino a 150mila prima di parlare e fino a 344mila prima di scrivere?"
Aaaaaaaaaahhhhhhhhhh....cari lettori e passeggeri affezionati di Iriade....sappiate che leggete il blog di una deficiente!!
Sudori freddi
Oggi ho due possibilità
La prima è che mi denuncino
La seconda è che mi licenzino
Perché diamine ho deciso di fare la giornalista???????????????????????
Alla soglia dei trent'anni scopro l'acqua calda...
...che sul lavoro essere bravi non conta, come ho già avuto modo di dire. Conta stare zitti. Perché tanto perfetti non lo si è mai, e al primo errore, al primo piede messo in fallo, non ci sarà nessuno a raccoglierti. Saranno tutti lì felici di avere finalmente qualcosa di cui accusarti, qualche ultimatum da darti, qualche minaccia da farti per costringerti a rimetterti in riga.
Io sbaglio, per carità. Sto imparando da zero un mestiere difficile, sto imparando a mediare fra le persone e a volte, come parlo troppo, scrivo troppo. Sono precipitosa. E' un grave limite. Ne ho tanti. Sbaglio frse più degli altri, poi gli errori non li nascondo anzi. Ma come sbaglio più degli altri, ci imbrocco anche di più. Mi butto. Non lo dico per presunzione, è così. Trovo notizie dove gli altri non le trovano, costruisco relazioni, insomma me la cavo. Per fare la giornalista d'assalto da tre mesi, il mio personale giudizio su me stessa è che la strada è lunghissima ma non c'è di che lamentarsi. Eppure sono davvero troppo una scassac*****, ne sono consapevole. Faccio le mie proposte, le difendo, dico quando non sono d'accordo, esprimo ciò che sento in modo fluviale e anche al di là della mia volontà. E questo mi sta portando guai. Perché a parte la mia fantastica collega di banco, gli altri danno molto più peso a ciò che faccio male che a ciò che faccio bene. Si legano le cose al dito, mi vengono dietro per cogliermi in errore.
Io in riga vorrei anche saperci stare. Mi conviene imparare a starci, caz*zo. Ma non ne sono proprio capace. E' una vera e propria tragedia. Mi sa che si prepara una nuova estate di disoccupazione, dopo quella disastrosa dell'anno scorso.
Metropolitana, sì metropolitana
La settimana appena trascorsa mi ha proiettato in un film, un film che si potrebbe intitolare tranquillamente così, "Metropole", come l'albergo dalle porte di ferro in cui ho dormito per tre notti a Milano. C'è una giovane giornalista sgangherata e c'è un giovanissimo fotografo, diciassettenne e inesperto del mondo ma con gli occhi vispi di chi ci ha già pensato, ci sono loro due, insieme, scaraventati nella metropoli del Nord, cronisti d'assalto a caccia dei misteri del mondo industriale...perché poi, ci chiediamo? Perduti fra i capannoni di Cinisello Balsamo, ubriachi nei navigli dello yuppismo milanese, quello con la faccia pulita la giacca di lino e la scarpa da tennis, scroccare finalmente un aperitivo all'azienda e offrirlo a un'amica del cuore davvero, lei fotografa adulta, lui fotografo in erba, si riconoscono grazie all'amore per quest'arte imprescindibile, bello vederli parlare, bello intrecciare fra loro persone speciali... Deludere un amante venuto dal Nordest per darti piacere, perché a mezzanotte e mezzo sei ancora lì al lavoro, e non ce la farai a farti baciare, non ce la farai a divertirti o forse, semplicemente, in questo viaggio qui, non c'entra, non è il momento quello. E' il momento di abbracciarlo, di scambiare con lui una risata fragorosa, di salutarlo vederlo ripartire e poi tornare lì, al Metropole, fra le prostitute milanesi con gli occhi di tutto il pianeta, a sorridere e sognare, ad accoccolarsi sotto le lenzuola bianche, dietro una serranda sulla notte. Bere una birra fresca, il giovane fotografo e io, ritrovarsi improvvisamente a Monza, e sentirsi guardare, così, all'improvviso, come non fossero mai passati sei anni, da un vecchio amico di università, uno che è sempre stato inventatore dentro e che brianzol-tunisino, soprattutto Karim com'è, torna a parlarmi e a guardarmi come prima, come la lettera fitta fitta in cui mi spiegava perché non era di sinistra ma montanelliano-liberale, te la ricordi, Karim...e io e il mio fotografo che guardiamo la Brianza dall'alto, ce la giochiamo col mojito...lui rapisce immagini di tutto ciò che vede, io scrivo fotografie che non voglio più dimenticare, perché è bello, viaggiare per lavoro e sentirsi in viaggio per la vita, la redazione, il capo sono distanti, lì, il mondo è qui, invece, ora, alla fermata del treno di Monza, e domani sarà a Pisa, un abbraccio forte sul treno, ciao fotografo, ciao grande fanciullo diciassettenne, sei cresciuto in questi quattro giorni, e io sono cresciuta con te, e ci sarebbe stata bene, una scena come quelle in questo film, una scena in cui ci accoccoliamo pieni di bagagli, appunti, computer e macchine fotografiche alla stazione e ci passiamo la notte, impolverati e sudati, finisco la sigaretta che dici di non sopportare, però poi ti piace vedermi fumare, poggiamo la testa uno sulla spalla dell'altro e dormiamo, sereni, sogniamo...
E il giorno dopo sono di nuovo nel vortice, a Pisa, a incontrare un amore impossibile, uno che non avrò mai, che non va bene, no, però ti accarezza come fossi di porcellana, si emoziona come un bambino ad averti vicino e comincia a saltare sulla sedia...e tu, lì, ad osservarlo, a pensare che lui nella tua vita, per bene che vada, non sarà mai altro che un abbraccio delicato, a ripensare, a te, alla corrente di ali, all'amore che è come un profumo, che non mette casa mai, non pianta un albero, continua lì a volare, a passarti sotto il naso come una brezza fortissima, a bagnarti i capelli come la pioggia... e tu dici di no, ma forse è la vita che ti stai scegliendo, forse è la poesia che vorresti diventare, forse è il viaggio che ti dice chi sei, e nel viaggio, raccontare le mille fotografie, le mille vite che vivi in una vita.
Fine
Ho scelto di ammazzarti
è un modo come un altro per dirti ciò che sento