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Iriade di pensieri

Non nell'indifferenza cerco la mia salvezza. Il brivido di meraviglia è quanto di meglio abbia l'uomo. Anche se il mondo gli fa pagar caro il sentimento, sente in profondo, quando è commosso, l'immensità (Goethe)

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giovedì, 29 giugno 2006

Lotta al terrorismo??

Ci sembrerebbe normale che entrassero domani le truppe cammellate della Svizzera e si portassero via otto ministri del governo italiano con l'accusa di essere terroristi o di aver rapito un nostro ragazzo? Cos'è, autodifesa questa?

Io non ho parole di fronte a tanta arroganza. Non posso fare altro che metterci lui, qui, a parlare per me.

handala

Postato da: flores a 11:07 | link | commenti |

martedì, 27 giugno 2006

Vi chiedo scusa amici per la pesantezza dei miei ultimi interventi, ma sul lavoro sto veramente sbroccando.

Ti credo io che i giornalisti hanno rinunciato a fare il loro mestiere. Appena scrivi una parolina che qualcuno crede potrebbe procurargli il solletico, ti minacciano di denuncia!! C'è di che farsi passare la voglia in cinque secondi. Fra l'altro per un errore di stampa, roba da pazzi....ma qui la gente crede forse che giornali insignificanti che non legge nessuno, fra l'altro, possano veramente nuocere? Ma pure io, chi mi credo di essere? Perché non mi metto a fare la passacarte e buonanotte? Perché non mi faccio inviare per posta un cervello nuovo con su scritto "Conta fino a 150mila prima di parlare e fino a 344mila prima di scrivere?"

Aaaaaaaaaahhhhhhhhhh....cari lettori e passeggeri affezionati di Iriade....sappiate che leggete il blog di una deficiente!!

Postato da: flores a 13:45 | link | commenti (20) |

Sudori freddi

Oggi ho due possibilità

La prima è che mi denuncino

La seconda è che mi licenzino

Perché diamine ho deciso di fare la giornalista???????????????????????

Postato da: flores a 11:46 | link | commenti |

lunedì, 26 giugno 2006

Alla soglia dei trent'anni scopro l'acqua calda...

...che sul lavoro essere bravi non conta, come ho già avuto modo di dire. Conta stare zitti. Perché tanto perfetti non lo si è mai, e al primo errore, al primo piede messo in fallo, non ci sarà nessuno a raccoglierti. Saranno tutti lì felici di avere finalmente qualcosa di cui accusarti, qualche ultimatum da darti, qualche minaccia da farti per costringerti a rimetterti in riga.

Io sbaglio, per carità. Sto imparando da zero un mestiere difficile, sto imparando a mediare fra le persone e a volte, come parlo troppo, scrivo troppo. Sono precipitosa. E' un grave limite. Ne ho tanti. Sbaglio frse più degli altri, poi gli errori non li nascondo anzi. Ma come sbaglio più degli altri, ci imbrocco anche di più. Mi butto. Non lo dico per presunzione, è così. Trovo notizie dove gli altri non le trovano, costruisco relazioni, insomma me la cavo. Per fare la giornalista d'assalto da tre mesi, il mio personale giudizio su me stessa è che la strada è lunghissima ma non c'è di che lamentarsi. Eppure sono davvero troppo una scassac*****, ne sono consapevole. Faccio le mie proposte, le difendo, dico quando non sono d'accordo, esprimo ciò che sento in modo fluviale e anche al di là della mia volontà. E questo mi sta portando guai. Perché a parte la mia fantastica collega di banco, gli altri danno molto più peso a ciò che faccio male che a ciò che faccio bene. Si legano le cose al dito, mi vengono dietro per cogliermi in errore.

Io in riga vorrei anche saperci stare. Mi conviene imparare a starci, caz*zo. Ma non ne sono proprio capace. E' una vera e propria tragedia. Mi sa che si prepara una nuova estate di disoccupazione, dopo quella disastrosa dell'anno scorso.

 

Postato da: flores a 15:57 | link | commenti (4) |
yo and me

domenica, 18 giugno 2006

Metropolitana, sì metropolitana

La settimana appena trascorsa mi ha proiettato in un film, un film che si potrebbe intitolare tranquillamente così, "Metropole", come l'albergo dalle porte di ferro in cui ho dormito per tre notti a Milano. C'è una giovane giornalista sgangherata e c'è un giovanissimo fotografo, diciassettenne e inesperto del mondo ma con gli occhi vispi di chi ci ha già pensato, ci sono loro due, insieme, scaraventati nella metropoli del Nord, cronisti d'assalto a caccia dei misteri del mondo industriale...perché poi, ci chiediamo? Perduti fra i capannoni di Cinisello Balsamo, ubriachi nei navigli dello yuppismo milanese, quello con la faccia pulita la giacca di lino e la scarpa da tennis, scroccare finalmente un aperitivo all'azienda e offrirlo a un'amica del cuore davvero, lei fotografa adulta, lui fotografo in erba, si riconoscono grazie all'amore per quest'arte imprescindibile, bello vederli parlare, bello intrecciare fra loro persone speciali... Deludere un amante venuto dal Nordest per darti piacere, perché a mezzanotte e mezzo sei ancora lì al lavoro, e non ce la farai a farti baciare, non ce la farai a divertirti o forse, semplicemente, in questo viaggio qui, non c'entra, non è il momento quello. E' il momento di abbracciarlo, di scambiare con lui una risata fragorosa, di salutarlo vederlo ripartire e poi tornare lì, al Metropole, fra le prostitute milanesi con gli occhi di tutto il pianeta, a sorridere e sognare, ad accoccolarsi sotto le lenzuola bianche, dietro una serranda sulla notte. Bere una birra fresca, il giovane fotografo e io, ritrovarsi improvvisamente a Monza, e sentirsi guardare, così, all'improvviso, come non fossero mai passati sei anni, da un vecchio amico di università, uno che è sempre stato inventatore dentro e che brianzol-tunisino, soprattutto Karim com'è, torna a parlarmi e a guardarmi come prima, come la lettera fitta fitta in cui mi spiegava perché non era di sinistra ma montanelliano-liberale, te la ricordi, Karim...e io e il mio fotografo che guardiamo la Brianza dall'alto, ce la giochiamo col mojito...lui rapisce immagini di tutto ciò che vede, io scrivo fotografie che non voglio più dimenticare, perché è bello, viaggiare per lavoro e sentirsi in viaggio per la vita, la redazione, il capo sono distanti, lì, il mondo è qui, invece, ora, alla fermata del treno di Monza, e domani sarà a Pisa, un abbraccio forte sul treno, ciao fotografo, ciao grande fanciullo diciassettenne, sei cresciuto in questi quattro giorni, e io sono cresciuta con te, e ci sarebbe stata bene, una scena come quelle in questo film, una scena in cui ci accoccoliamo pieni di bagagli, appunti, computer e macchine fotografiche alla stazione e ci passiamo la notte, impolverati e sudati, finisco la sigaretta che dici di non sopportare, però poi ti piace vedermi fumare, poggiamo la testa uno sulla spalla dell'altro e dormiamo, sereni, sogniamo...
E il giorno dopo sono di nuovo nel vortice, a Pisa, a incontrare un amore impossibile, uno che non avrò mai, che non va bene, no, però ti accarezza come fossi di porcellana, si emoziona come un bambino ad averti vicino e comincia a saltare sulla sedia...e tu, lì, ad osservarlo, a pensare che lui nella tua vita, per bene che vada, non sarà mai altro che un abbraccio delicato, a ripensare, a te, alla corrente di ali, all'amore che è come un profumo, che non mette casa mai, non pianta un albero, continua lì a volare, a passarti sotto il naso come una brezza fortissima, a bagnarti i capelli come la pioggia... e tu dici di no, ma forse è la vita che ti stai scegliendo, forse è la poesia che vorresti diventare, forse è il viaggio che ti dice chi sei, e nel viaggio, raccontare le mille fotografie, le mille vite che vivi in una vita.

Postato da: flores a 22:27 | link | commenti (15) |
yo and me

lunedì, 05 giugno 2006

Irrelazionabili?

Così si è definita una persona che amo molto. Irrelazionabile. Ma siamo davvero relazionabili, noi esseri umani? Non abbiamo forse perduto la capacità di ascoltarci? E come si fa ad amarsi senza sapersi ascoltare?
Ho letto qualche tempo fa un libro irritante e avvilente, "La condizione umana" di André Malraux. In questo romanzo Malraux postula l'incomunicabilità fra le persone. "Ascoltiamo gli altri con le orecchie, noi stessi con la gola": è questa la metafora con cui spiega che le persone non possono davvero capirsi, che in fondo siamo tutti soli e distanti.
In verità, io credo che si possa essere vicini. Credo che ci si possa sentire, nel profondo, credo nella capacità di comunicare e di entrare nella testa degli altri. E' un altro il punto, è altro ciò che mi tormenta. Siamo capaci di scegliere di comunicare? Siamo capaci di costruirla, di coltivarla, di annaffiarla e di curarla, la nostra vicinanza? Perché nella mia non più tanto breve vita il bene che le persone si scambiano è sempre volatile, è sempre un giro di ruota, un vortice di passioni e di incontri tumultuosi che poi finiscono, lasciando solo i ricordi, le sensazioni, le cicatrici e i segni. E non parlo solo di ferite, ma anche di ricordi e segni belli e positivi, ma di intrecci comunque passeggeri. Perché non si sceglie di amarsi, di conoscersi, di pazientare, di capire, di scervellarsi e di entrare nel profondo? Amicizia e amore, come case e villaggi aperti, che si ampliano ad ogni nuovo arrivo, o come viaggi interminabili e tappe che si avvicendano?
Non pretendo che la mia esperienza sia quella di tutti. Forse il problema è mio, che vivo senza sosta e senza casa, "in una corrente di ali" come mi ha fatto pensare lui.

Postato da: flores a 23:59 | link | commenti (19) |
pagine, yo and me

domenica, 04 giugno 2006

Fine

Ho scelto di ammazzarti
è un modo come un altro per dirti ciò che sento

Postato da: flores a 21:15 | link | commenti (3) |