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Iriade di pensieri

Non nell'indifferenza cerco la mia salvezza. Il brivido di meraviglia è quanto di meglio abbia l'uomo. Anche se il mondo gli fa pagar caro il sentimento, sente in profondo, quando è commosso, l'immensità (Goethe)

Eccomi

Utente: flores
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lunedì, 31 luglio 2006

Basta con l'ipocrisia! Basta con le stragi!

Questo blog è schierato. Contro la guerra e CONTRO ISRAELE. Avete capito bene. CONTRO ISRAELE, STATO TERRORISTA.

IO STO A FIANCO DEGLI EBREI. IO STO CONTRO ISRAELE.
PACE IN LIBANO E IN PALESTINA...


Ammazzano i bambini e la chiamano autodifesa. Radono al suolo le città, e la chiamano democrazia. "Fanno un deserto e lo chiamano pace", appunto.

Iran e Siria provocano? Ok. Da una parte le minacce, dall'altra i fatti. Da dove partono morte e distruzione? Per un vaffanculo posso reagire mozzandoti una gamba?

DOVE STA LA GIUSTIZIA????

Chiunque ha una coscienza, chiunque ha in sé un minimo senso del giusto e dell'umano, in cuor suo sa chi è il mostro in questa storia. Fin dal giorno della sua nascita, Israele rappresenta un pericolo per l'intera umanità. E questa guerra porterà problemi e distruzione per i prossimi decenni. Nuovo odio e nuove guerre.

Un po' di storia? Sapete che il Libano è stato per 18 anni sotto occupazione israeliana? Dal 1982 al 2000? Sapete che cosa sono la strage di Sabra e Chatila? Hezbollah è un'organizzazione terrorista o è un'organizzazione di resistenza? I giornali fanno confusione e ovviamente lo fanno apposta, lo fanno in mala fede, non certo perché non sanno di che cosa stanno parlando. Spiacenti fautori del tutt'erba un fascio, ma Hezbollah non è Al Qaeda. Così come Hamas non è Al Qaeda. Hezbollah e Hamas sono organizzazioni sociali profondamente radicate nel loro territorio che con metodi spesso brutali hanno contributo ad impedire lo sterminio delle rispettive popolazioni di fronte all'evidente, schiacciante superiorità militare israeliana. I giornali occidentali, con le loro lingue supine e viscide buttano un'enorme confusione invece che informare. Qualcuno ha forse ricordato in questi giorni che il Libano è stato sotto occupazione israeliana per quasi vent'anni, fino a poco tempo fa?

Chiunque si oppone a Israele e lotta per difendere il proprio paese è un terrorista? Allora i partigiani erano evidentemente terroristi. I repubblicani e gli anarchici spagnoli, ovviamente anche. E gli inglesi durante la seconda guerra mondiale: tutti terroristi.
Ma se anche fosse così: tu vuoi stanare un gruppo di terroristi e bombardi un intero paese? Vuoi catturare chi si trova a Palermo e bombardi Milano? E  noi ti diamo ragione....e non c'è nessuno in grado di dire che il re è nudo. Che Israele è terrorista. Che è la forza più coerentemente terrorista della regione, l'unica in cui l'azione terrorista parte direttamente dal parlamento. La democrazia è o non è terrorista?

Tutto questo avviene per interesse di qualcuno, o semplicemente perché tutti, Israele compresa, hanno ormai perso il controllo della situazione?Perchè è certo che Israele non la sta vincendo questa guerra. Sta distruggendo sta ammazzando sta alimentando odio, sta creando confusione, sta assassinando ma non sta vincendo. E la situazione è tragica. Perché non si fermeranno finché non saranno morti tutti, ormai è chiaro. Non conoscono altra legge che questa.

Dobbiamo fermarli noi. Innanzitutto capendo. Poi facendo. Non ci stiamo capendo un cazzo di quello che accade e pensiamo non ci riguardi? Tragico, tragico errore. Studiamo la storia dello stato di Israele e del Medio Oriente. Studiamo la natura terrorista di uno stato che si è fondato sulle stragi di innocenti già da prima di nascere. Uno stato che è nato sotto la scusa dell'olocausto nazista utilizzando fin dall'inizio lo stesso identico metodo del nazismo e se non è riuscito a sterminare i palestinesi è stato solo perché il popolo palestinese resiste e lotta senza stregua.

Studiamo, lottiamo, schieramoci. Questa guerra avrà gravi conseguenze nella vita di ognuno di noi. Compreso il fatto che qualcuno legge questo blog e avrà da ridire. Perché questo è il livello. Siamo tutti potenziali terroristi - nel senso che a loro fa comodo - anche se solo diciamo "ma". Figuriamoci se ci schieriamo.

Comunque se ne volete sapere di più, unendo la cronaca, i fatti e la storia a un'ironia di cui io non sono capace perché troppa è la rabbia, andate da lei. Vi sarà utile.

Postato da: flores a 17:52 | link | commenti |

giovedì, 27 luglio 2006

Little Miss Sunshine

little-miss-sunshineIl film che ho visto ieri era veramente molto carino. Da spanciarsi dal ridere e al tempo stesso, dolcissimo.
Leggete la recensione qui. Un bacio a tutti!
















Postato da: flores a 10:09 | link | commenti (2) |
dentro lo schermo

martedì, 25 luglio 2006

Perché a mani vuote non si rimane mai....

Ho iniziato a collaborare con questo portale di cinema. Robe incredibili...mi pagheranno per fare la blogger! Il mio argomento sarà fondamentalmente uno: G O S S I P!
Che ne dite? Sì lo so che a molti  (me compresa, ma scrivere è come tradurre: non sempre l'argomento te lo puoi scegliere...) del gossip non gliene frega un accidenti. Ma magari ci divertiamo...domani, intanto, mi mandano anche a un'anteprima cinematografica. Avete presente quei sogni di ragazzina: voglio fare la giornalista così vado a vedere le anteprime cinematografiche...alla faccia dei bruttoni ternani. Ora speriamo solo di non incasinarci la vita un'altra volta...

Se vi va di farvi quattro risate, venite a trovarmi qui, e ovviamente lasciate i vostri commenti!

Tanto ho capito che se voglio scrivere devo imparare a farlo davvero di qualsiasi cosa. Direi di sì persino se mi chiamassero a "Il tratturo di Camogli" o a fare la segretaria di redazione presso il giornalino della parrocchia della madonna di Colle Marconi....

Un abbraccio a ognuno e tutti i miei cari passeggeri di Iriade. E' estate e anche su questo blog c'è bisogno di leggerezza e spensieratezza. Spero da ora di poter scrivere molte più cazzate degli ultimi, tediosi tempi.

Postato da: flores a 18:12 | link | commenti (5) |

venerdì, 21 luglio 2006

Essere bravi....

La discussione rispetto al licenziamento si è spostata un po' su questo tema e mi ci sta facendo riflettere. Effettivamente è stato uno degli argomenti su cui più mi sono tormentata in questi mesi. Come fare a capire se si è bravi o no? Che vuol dire, concretamente, essere una brava giornalista?
Quello che volevo dire ieri, scrivendo, è che mi ha colpito il metodo che il mio capo ha usato fin dal primo giorno che ero lì fissa in redazione per farmi notare in tutti i modi che non ero capace. E' stato un continuo dall'inizio...cercando fra i miei coltissimi riferimenti letterari, mi ha ricordato il metodo gulag dell'allenatore di Mimi Ayuara che le mette le catene ai polsi... Ogni cosa che ho fatto, ogni pezzo che ho scritto, ogni volta che accadeva qualcosa, in qualche modo aveva a che fare con il fatto che io non ero brava. Non vi sto neanche a raccontare le brutture ascoltate su questo ritornello...La più simpatica, in senso non ironico, sempre da parte del mio capo è stata "tanto a te da un'altra parte non ti assumerebbero mai"...
Ora, io credo di non essere affatto immodesta e delle due, tendo a sottovalutarmi. Ma che io fossi così tanto incapace, visto che poi nei primi due mesi che c'abbiamo lavorato io e la mia collega, abbiamo triplicato il numero di lettori e decuplicato il numero di contatti che avevamo, onestamente non mi pare. Il problema è che giustamente non posso essere io a dirmelo da sola. E neanche gli altri, genericamente. E' il tuo capo che deve darti un segnale di quando fai giusto o fai sbagliato. Sennò che cavolo ci sta a fare là? E che interesse ha a mortificarti sempre e comunque? Se anche lo facesse "a fin di bene", che caspita di bene è? Mi sembra un atteggiamento davvero da precettore con la frusta...

Eppure il mestiere del giornalista per me non è un mestiere da autodidatti. C'è bisogno assoluto di un maestro, di un direttore. Uno che ti corregge ma anche che ti indica la strada. Insomma che sappia verso che direzione ti sta mandando, e possibilmente, sappia vedere se la imbrocchi oppure no. Da noi non è mai avvenuto così. Il motto del capo, l'ho già scritto una volta, è "questo mestiere si fa improvvisando". Non mi pare proprio che sia vero. Ci possono essere eventi che hanno il potere di rimescolare le carte e farti rivedere tutto il palinsesto, ma normalmente, si deve avere una linea editoriale. Se mi mandi allo sbaraglio, senza la minima esperienza, il minimo che ti puoi aspettare è che mi butto nel vuoto, e come va va. Non parliamo ovviamente degli errori elementari. Quasi sempre in questo caso sbagli perché scrivendo scontenti uno, e fai felice un altro, perché l'informazione non è mai neutra per il solo fatto di darla o non darla. E chi dei due conta di più, per noi? E io che ne so? Quando si riporta una dichiarazione, 8 volte su 10 il dichiarante si sorprende delle cose che ha detto. E vorrebbe ammorbidirle, ritrattarle. Le persone più accorte e intelligenti, giustamente, prima di rilasciarti una dichiarazione ci pensano tanto su...e se sono in dubbio, non parlano. Anche per queste cose serve una linea editoriale, io credo. O comunque un indirizzo da parte di chi ti dovrebbe dirigere. Se no, faccio di testa mia. Ma anche se faccio di testa mia, non va bene comunque. Se va male, ovviamente perché è andata male. E se va bene perché "sono troppo anarchica".
 
Anche per questo, una delle ragioni che mi hanno spinto ad andarmene è che ho capito che lì dentro io ho dei cattivi maestri. Gente che non mi insegna il giornalismo, se non per imitazione del proprio, e ad imitare il suo l'ho imparato presto. E' il giornalismo delle chiacchiere, delle provocazioni, che non mi interessa per quanto "piccante" -  come ama dire l'editore - possa essere. Oltre a non interessarmi, so che me ne devo guardare perché in realtà quella è la forma giornalistica che a tutta prima mi riesce più semplice. La gente con me ci chiacchiera volentieri perché sono simpatica, metto a loro agio le persone, e pur sapendo bene che sta parlando con una giornalista e non con un lattaio, poi magari si stupisce di aver detto proprio quelle cose, proprio a me, e vorrebbe rettificare. Questa la ragione dei numerosi cazziatoni ricevuti in questi mesi: che a volte la gente chiamava minacciosa, impaurita che quanto detto potesse procurargli guai. Ma quello che avevo scritto io era vero, sempre. Mai inventata una parola. Allora quando è che si sbaglia? Secondo quale linea io commetto un errore riportando una dichiarazione vera su un fatto vero? Non me lo hanno mai spiegato. Probabilmente non lo sanno, questo è il punto.

Essere bravi giornalisti non è un fatto di saper scrivere bene o meno. Quello è l'ABC. E' un fatto di riconoscere le notizie, scovarle, saperle montare, approfondirle. Io non lo so quanto sono brava a farlo perché da una parte c'erano i risultati numerici, e gli apprezzamenti ricevuti dall'ambiente, per quanto possano valere, o dalle colleghe alleate. Dall'altra le mortificazioni, gli urli in faccia, gli ultimatum, e un giudizio dall'alto che comunque conta. Certo dovessi sentire solo il mio capo, io faccio schifo. Dovessi sentire la mia coscienza e gli incoraggiamenti delle altre persone, ho delle ottime possibilità di diventare davvero brava. Non lo sono già, ma posso diventarlo. E sì, tutto sommato sono ancora convinta che questo a lui desse fastidio. Perché ci teneva troppo a mortificarmi. Forse perché aveva paura, dall'alto del suo paternalismo stalinista, che mi montassi la testa troppo in fretta e dunque per questo pensava che il metodo migliore per tenermi buona fosse smerdarmi ad ogni occasione? Chi lo sa. Forse davvero gli dava fastidio che potessimo ricevere più apprezzamenti di quanti ne riceve lui.

L'unica cosa che ho capito è che se mai in futuro avrò la possibilità di continuare a fare questo mestiere, sarò felice. Perché mi si ritaglia a pennello. Perché mi sento viva, completa, me stessa quando scrivo e quando ricerco notizie, quando parlo con le persone, quando vado in giro. Perché è davvero un mestiere, un'opera di maestria e sapienza da imparare con fatica e passione. Perché in questo lavoro ci ritrovo tante caratteristiche mie, che mi appartengono e che voglio valorizzare. E poi perché se imparo a superare i limiti che ho nel lavoro, in questo lavoro, credo che potrò diventare in generale una persona migliore. E arricchirti umanamente, come essere umano, credo sia quanto di meglio si possa chiedere a un mestiere. Sapendo che il lavoro è sempre lavoro, e che non esiste solo quello. Anche questo era un enorme problema. Quel posto mi si stava succhiando la vita e la salute.

Sento il bisogno di scrivere queste cose per riflettere sulle scelte che sto compiendo. Voglio essere libera, è vero. Ostinatamente o abruzzesemente come direbbe beghemot credo che si possa trovare un luogo per lavorare più serenamente, e in fondo fretta non ne ho. Sto iniziando, voglio iniziare bene, voglio iniziare con il piede giusto. Non voglio formarmi male e ritrovarmi poi a dover cambiare di nuovo per superare i vizi di un cattivo giornalismo. E' come quando si impara a camminare storti, o a masticare male: poi è molto dura liberarsi del meccanismo. E anche questo lavoro segue le stesse leggi. Se lo inizi in un certo modo, difficilmente cambi quell'impostazione. E' un mestiere di scuole. Io voglio formarmi alla scuola giusta. Non voglio la bottega di Mastrogiorgio. Voglio quella del Verrocchio. O male che vada, mi accontento di Simone Peterzano.


Postato da: flores a 03:00 | link | commenti (3) |

mercoledì, 19 luglio 2006

Nuovo giro di boa

Incredibile come cambio la mia vita, in cinque minuti. Prendendo decisioni definitive e assumendomene tutte le responsabilità. Sono convinta di aver fatto la cosa giusta ad andar via, anche se tutto oggettivamente parlando sembrerebbe smentirmi. Ma ora sta a me non sprecare il tempo e cercare di andare avanti. Pensare a ciò che voglio ma anche, serenamente, farmi un po' cullare dagli eventi. Ho tanto bisogno di leggerezza, di riposo, di dolcezza.
Le persone che mi sono vicine, quelle che conosco da poco, sono il mio cruccio più grande. Una relazione appena cominciata si è arenata proprio in questi giorni, proprio mentre chiedevo un pizzico di sostegno in più, un pizzico di vicinanza. Sparito. Lontano. Messaggi di chiamate che arriveranno, e poi non arrivano. Non le conto neanche più le volte che mi succede questo. Mi viene da pensare che i maschietti abbiano davvero seri problemi a relazionarsi a donne con grandi personalità. Non lo dico per gonfiare il mio ego, è che so che è così. Ho una personalità tracimante in certi casi, a volte fragile, però molto forte. E questo mette in difficoltà i maschi. Che stanno bene al mio fianco solo finché non dò a vedere di avere un bisogno, una necessità, un desiderio in più. Boh...
....Oggi è stata una giornata un po' amara, ma tutto sommato sono davvero serena. Me ne stupisco io stessa.
Credo di aver imparato molto in questi mesi. Il mio capo mi ha lasciato con una serie di cattiverie sul mio conto, di cui quella più interessante è che ci ha tenuto a ribadire che lui era stato capace di fare un lavoro che io non avevo fatto. Cioé che lui era più bravo di me. Mi ha fatto sorridere: deve forse un capo sottolineare il fatto che è più bravo? Può forse uno di cinquant'anni mettersi in competizione con una principiante?
Poi mi ha anche detto che secondo lui io mi credo troppo brava. E detta così, mi ha ulteriormente fatto pensare che era davvero in competizione con me. Non perché io sia già più brava di lui, perché con tutta la sua incompetenza, non è così. Ma forse perché avrei potuto diventarlo, chissà. E più brava di lui, di gran lunga, lo era la mia collega che se ne è andata con me. Allora è probabile che la serpe abbia teso ad allontanare, o comunque a rendere la vita difficile, alle persone che considerava migliori e che per di più erano donne, e per di più più, donne di carattere. In effetti lì dentro sono stati esaltati sempre i peggiori - maschi - che, scrivono, così, con, una, virgola, dopo, ogni, parola, e, non capiscono, una mazza, di ciò, che, dicono. Ecco forse. Ecco forse perché assume solo principianti assoluti - tolte le ovvie ragioni economiche. Perché per lui conservare il potere vuol dire avere la sicurezza che non c'è nessuno più bravo di lui? Può darsi, sono domande. Neanche troppo importanti, ora che tutto è terminato. Ma ho da fare tesoro di tante lezioni per il futuro. Voglio diventare brava sul serio, molto ma molto più brava di lui perché voglio essere più professionale. Non so se avrò l'occasione di farlo, ma so che mi piacerebbe. Mi sento proprio serena. Vorrei solo avere un abbraccio amorevole a incoraggiarmi, per non farmi incoraggiare solo telefonicamente dalle amiche o internettianamente da voi. Vorrei anche un bacio che mi rimettesse in pace con il mondo. Una carezza, un gesto d'amore ecco. Ma l'amore è ancora lontano...si intravede a malapena. Arriverà anche quello, prima o poi. Così dicono....

Postato da: flores a 23:34 | link | commenti (9) |

Pensando a una Palestina libera e serena, come questa bambina.

bambina palestinese

- Stato di terrore -

Insisto con i miei quattro lettori, anche se rischiano di diventare due. Non importa. Denunciamo ciò che sta accadendo in Medio Oriente. Prodromi di una guerra che vuole trascinare e provocare altri stati, l'Iran e la Siria, che cerca giustificazioni becere all'annichilimento dell'umanità e che si propone di schiacciare ogni aspirazione alla pace nei cuori dei milioni di persone che assistono preoccupate in queste ore.

Mi si affacciano mille domande. Conviene a questi stati vivere in una dimensione di guerra permanente? O trascinano alla guerra perché non sono più capaci in alcun modo di governare i popoli? Perché sono i popoli che si ribellano? Non lo so. Ma credo sia importante chiarire alcune cose elementari, le stesse che i giornali italiani palesemente filo-sionisti, con sionisti nelle direzioni editoriali e sionisti fra i principali finanziatori, non diranno mai.

. Bombardare il centro e l'aeroporto di una capitale internazionale con milioni di abitanti non è una reazione di autodifesa al rapimento di due militari. E' un atto terroristico, come le bombe a Sharm El Sheikh, alle Twin Towers o alle metro europee. Bombe sui civili, bombe nel cuore delle città. Bombe ciniche e obbrobriose. Come l'arroganza di dichiarare che smetteranno "quando avremo raggiunto gli obiettivi".

. Israele reclama il diritto all'attacco come diritto all'autodifesa. Ma i palestinesi che si autodifendono, con mezzi ben inferiori, li chiama terroristi. Come si spiega questo?

. Non conviene a nessuno rimanere in silenzio di fronte a questa situazione. Non facciamoci incastrare dal ricatto morale dell'antisemitismo. EBREI SI, SIONISTI NO. Israele è uno stato sionista, non uno stato ebraico. Conosco tanti ebrei antisionisti, tantissimi ebrei coraggiosi che criticano e non riconoscono lo stato d'Israele, e che per questa ragione subiscono minacce ed ostracismo. Israele è uno stato terrorista perché terrorizza e impone col terrore i suoi interessi, fra la sua stessa gente. Statalizzare una religione e pretendere sostegno da tutta la popolazione ebraica - che è anche un'etnia, visto che ebrei non lo si diventa -  non è forse in sé e per sé un atto terrorista? Perché ci scandalizziamo tanto degli stati islamici, allora?
. Se non vogliamo addentrarci troppo nella geopolitica, facciamo almeno riflettere chi parla di autodifesa che bombardare una nazione per stanare i terroristi è un atto tanto palesemente sconsiderato e inutile - mi risulta che Bin Laden sia ancora in giro da qualche parte - che forse dopo cinque anni di guerra permanente è il caso che la smettano di prenderci per il culo.

C'è un libro che vi consiglio caldamente. Il titolo apparentemente sembra una dichiarazione d'ostilità unilaterale, ma non è così. Si intitola Palestina ai Palestinesi. Una sana provocazione da parte dell'autore, che è uno dei massimi esperti italiani di Palestina. Chi sono i palestinesi? Sono gli ebrei, gli arabi, gli italiani i russi e i mongoli che vivono e vorranno vivere in armonia la terra di Palestina. Sono i lottatori e le lottatrici che da sessant'anni resistono a una potenza nucleare e militare che costringe i suoi stessi abitanti a pensarsi come militari a vita. Uomini e donne israeliane: servizio militare di tre anni obbligatorio. Uomini riservisti a vita. Ragioniamo sulla natura dello stato d'Israele. Su chi sono e possono essere i palestinesi. I palestinesi sono gli ebrei che vogliono vivere in terra di Palestina, come da sempre quella terra si chiama, in armonia con gli arabi e sono gli arabi che vogliono condividere la terra con gli ebrei, o con i cristiani o con chiunque altro.
Sono le donne dei campi profughi che in condizioni disperate non smettono di curarsi del nutrimento e dell'istruzione dei più piccoli. Sono le bambine e i bambini rinchiusi nelle carceri israeliane come prigionieri politici o militari. Bambini. Bambine. Sono tutte le persone che sognano una Palestina libera e finalmente pacifica, una ribellione comune di ebrei e palestinesi alla guerra che gli è stata imposta e all'odio e alle divisioni, erte come quel mostruoso muro, a dividere coloro che un tempo erano fratelli e sorelle. Il mio sogno è che siano i giovani ebrei che vivono in Israele, a dare il via a un'opera di ribellione profonda e profondamente pacifista, a smettere le armi, a denunciare i crimini del loro stato. A fare la pace con i giovani di Palestina.

Ora, però, questo è Israele, questo è il sionismo. Questa è l'informazione odierna che cerca di fare confusione fra terrore e difesa, fra la minaccia e il minacciato. Israele è una minaccia per l'umanità intera, non meno di Al Qaeda e molto più di Hezbollah o di Hamas stessa. Israele è uno stato terrorista. Fermiamo il terrorismo.


palestina ai palestinesiFabio Beltrame. Palestina ai Palestinesi. Roma, Prospettiva Edizioni, 2005.









Postato da: flores a 12:03 | link | commenti (4) |

martedì, 18 luglio 2006

E' successo

Mi sono dimessa veramente.
Ieri ho parlato con il mio capo. Ho capito che per lui organizzare una squadra di lavoro significa soltanto organizzare l'orario d'entrata e di uscita delle persone. Che farmi venire part-time tre giorni la settimana invece che quattro ore tutti i giorni compreso il sabato, che diventano automaticamente otto ore in giro andando e venendo da Roma, è uno sforzo organizzativo decisamente troppo grande, sarebbe una "concessione" assolutamente impensabile. Pazienza se c'è chi entra ed esce quando gli pare secondo come 'sto lavoro si concilia con il primo lavoro, e pazienza se fra queste persone c'è anche il capo assoluto - La serpe - che dovrebbe essere l'unico ad essere sempre presente visto che è anche l'unico che ha un minimo d'esperienza e che noi altri siamo tutti apprendisti per quanto di buona volontà.

Io ora dico: questo qui - il tordo - a marzo ha costruito una squadra di lavoro che era composta da quattro persone: io e la mia collega nuove, e altre due. Uno di questi due è il capo, che ora è part-time perché intanto ha ripreso il suo primo lavoro. L'altro era il ragazzetto che avevano preso come apprendista perché il padre era un amico di famiglia. Ed è part-time anche lui, entra ed esce quando gli va. Le altre due eravamo io e Claudia. Io e Claudia non ci siamo più. Nel giro dell'ultimo mese ha assunto uno sfracello di gente, tutta senza la minima esperienza né come giornalisti né tantomeno nel settore di cui ci occupiamo. E' un fatto positivo dover ricostruire la squadra di lavoro da zero, perché hai messo in condizione di andarsene le uniche due polle che finora hanno portato avanti la baracca?

Molti di voi mi hanno suggerito di aspettare di avere qualcosa di meglio prima di andare via. Ho preferito forzare la situazione, prendere le mie responsabilità e giocare le mie carte. Non so quanto sia stato saggio ma ne andava veramente della mia salute. Io non auguro il fallimento a nessuno, ma temo davvero che se vanno avanti con questa capacità imprenditoriale, questi cascano entro l'anno. Non so.

Sono tanto stanca però anche serena. Ho deciso che un po' di fatalismo non guasta in queste situazioni. Vedremo che succederà...so che se volessi mettere le carte che ho a disposizione in mano a un avvocato, gli spillerebbe tanti di quei soldi da farlo chiudere in tre secondi. Ma è padre di famiglia e non voglio rovinargli la vita.

A voi, un profondo grazie per il sostegno che mi date sempre. E ovviamente, sappiate che sono in cerca di lavoro. Ma stavolta, possibilmente, a Roma...

Postato da: flores a 20:30 | link | commenti (4) |

Dedicato alla neo mamita, e al neo ing-fil padre....


Bienvenido Capoccia!!!!



PS: Mi sento già un po' tua madrina...anch'io sono nata con il pugno!!

Postato da: flores a 18:17 | link | commenti (1) |

Ebrei si, sionisti no.

Israele: stato prepotente, arrogante, stato razzista, stato militare.
Israele: stato per schiacciare, per il genocidio, per il dominio.
Israele: stato terrorista.

Si può essere ebrei ed essere contro Israele? Si, si può.
Si può essere ebrei e voler vivere in pace ed armonia con i propri fratelli nelle terre originarie senza desiderare uno stato che imponga a tutti i costi la sua stella? Si, credo proprio di si.

Si può essere ebrei e sfruttare a proprio vantaggio l'olocausto per considerarsi in diritto di reprimere e sterminare, di comandare, di dominare, di imporre a tutti i costi la propria identità? E' ciò che hanno fatto, scritto e pensato i militari sionisti al principio della nascita di Israele. Affermando anche che era necessario "ispirarsi ai metodi nazisti".
Si può essere ebrei ed essere razzisti? Si può avere un progetto di affermazione di sè che coincide con lo schiacciamento di quella altrui, esattamente come avvenne per il nazismo e per il fascismo?
Si: questo progetto si chiama sionismo, ed essere sionisti non ha niente a che fare con l'essere ebrei.
Israele non è lo stato degli ebrei, è lo stato dei sionisti.
Il sionismo è un'ideologia razzista e criminale. Il sionismo è un'ideologia terrorista.

Ebrei si, sionisti no. Basta sionismo, basta Israele.
Viva la Palestina, viva la pace in Medio Oriente fra fratelli e sorelle liberi.


 

Postato da: flores a 10:25 | link | commenti (4) |

domenica, 09 luglio 2006

Fin qui ho tifato Italia

Premesso che il calcio mi piace ma non certo ai livelli della meravigliosa quasi mamma Chiara Jolie, fin qui ho seguito il mondiale con un certo interesse e qualcosa di più: confesso che due settimane fa, in tutta segretezza, sono persino stata in Germania allo stadio, a vedere Italia - Repubblica Ceca... allo stadio di Amburgo per la precisione, che dicono di essere uno dei più belli al mondo ed infatti è stato un'emozione non da poco. Se non ci fosse stata una mia amica, calciofila anche lei, a darmi il biglietto e coinvolgermi non mi sarebbe passato neanche per l'anticamera del cervello, ma con il biglietto in mano non potevo rifiutare un invito del genere, tanto più che mio fratello vive a Berlino, la mia città preferita dopo Roma, e così sono andata anche a riabbracciarlo e a riabbracciare la mia Rosa Luxemburg.

Io e Fabio Grosso, dunque, abbiamo in comune una cosa: siamo passati dallo stadio di Chieti a quello di Amburgo...io però, in mezzo, niente. Non ero mai tornata in uno stadio per una partita da quel giorno di fine campionato di serie C1 del 1994, in cui una mia amica - anche qui - mi aveva trascinato a vedere il Chieti giocare, e non mi ricordo neanche perché ma di sicuro sarà stata invaghita di qualche tifoso, se non di un calciatore.

Detto questo e posto che quand'ero allo stadio ho guardato tutto fuorché la partita - mi sono persino persa il gol di Materazzi perché ero chinata a cercare una cosa, ma quello di Inzaghi sotto la nostra curva ammetto che è stato davvero emozionante - nei due giorni successivi, in giro per Berlino, ad ogni bar non abbiamo fatto altro che guardare partite di calcio, inzupparci di calcio e di tifoserie, in un clima molto sereno e festoso, ma d'altra parte Berlino è una città che infonde serenità in un modo che non smetterà mai di stupirmi, vista la sua grandezza. E anche in Italia ho guardato tutte le partite, e le ultime due, ammetto, da tifosa vera e propria, emozionandomi e gioendo della vittoria, delle belle giocate, di uno spettacolo finalmente gradevole e non noioso come quello cui ultimamente ci eravamo abituati (e ora non me ne voglia nessuno, ma per me una nazionale senza Vieri è già una migliore nazionale...perché se devo metterci lui, quel punto chiamo l'aspirante buttafuori di fronte casa che sogna di andare a "Campioni" in televisione, e che cambia?).

Ok. Fin qui ci siamo. Bene la finale, e stasera mi aspetto di vedere uno spettacolo ancora più affascinante.
Ma tifare Italia no. L'Italia campione no. Non quest'anno. Perché?
1) Perché Moggi deve finire in galera, perché la Juve deve andare in serie C, il Milan in B e via retrocedendo. E invece noi c'abbiamo già i ministri che si vorrebbero papi, che dispensano indulgenze in cambio di...che? Sarebbe interessante saperlo.
2) Perché se non cambia niente stavolta nel mondo marcio del calcio, non cambia più. A meno di rivoluzioni popolari, ma i tifosi non si sono dimostrati finora molto meglio dei loro dirigenti. Le curve sono mafie, e questo si sa.
3) Perché otto Totti, sette Toni e 120 nani da Gilardino non fanno uno Zidane. Zidane deve vincere il mondiale.
4) Perché Zidane è Zidane, e Lippi che dichiara "se non vinciamo ci girano le scatole" pensando al povero figliolo...non è altro che un gran testa di Lippi.
5) Perché i giocatori italiani, anche se stavolta hanno dimostrato più umiltà che in altre occasioni - tranne quel palloncino gonfiato ad acqua minerale di Del Piero  - comunque si credono sempre i più fighi e i più bravi, e dopo un po', inutile dirlo, scoppiano. In realtà va detto che sono soprattutto i giornalisti/cortigiani a imbellettarli così, che li corteggiano e li adulano per farli pavoneggiare,  ma loro, inutile dirlo, tranne in pochi casi di rara intelligenza, nella trappola ci cascano sempre.

Ecco perché non tifo Italia stasera. Spero che vinca la Francia 4 a 0 con 3 gol di Zizou e uno di Vieira. Sarei felice vincesse l'Italia solo se si dimostrasse davvero superiore, davvero di classe, davvero bella e migliore.
A quel punto, allora, vorrei che i gol li facessero in tre: Totti, Toni, Zambrotta. Zambrotta perché è l'incarnazione dell'uomo della mia vita, Toni perché mi sembra pulito per quanto lo si possa essere vivendo nel fango, e Totti...Totti non lo so...perché se fosse nato in un altro paese, se avesse giocato un altro calcio, probabilmente sarebbe stato un artista anche lui. E ad ogni modo, dovrebbe essere che so, un'Italia - Francia 4 a 3 capace di passare davvero alla storia per il calcio, solo per il calcio e non per lo schifo che lo circonda. 3 gol di Zidane, due di Totti, uno di Toni e l'altro di Zambrotta. E domani Moggi in gattabuia.

Dallo stadio di Iriade è tutto, passo la linea alla dura realtà.
Comunque la pensiate, divertitevi stasera.





 

Postato da: flores a 13:58 | link | commenti (7) |