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Iriade di pensieri

Non nell'indifferenza cerco la mia salvezza. Il brivido di meraviglia è quanto di meglio abbia l'uomo. Anche se il mondo gli fa pagar caro il sentimento, sente in profondo, quando è commosso, l'immensità (Goethe)

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giovedì, 22 febbraio 2007

Mi sto ammalando di lavoro

La cosa è seria e me ne sono resa conto ieri. Che succede in queste settimane: che non contenta di lavorare 40 ore la settimana - minimo - come giornalista, continuo a lavorare come traduttrice per un progetto lunghissimo che mi sta succhiando ogni residua energia.

Poi continuo a cercare di vivere...leggere, studiare, impegnarmi, amare....altre cose come uscire e divertirmi - come ben sa la nostra Feather - sono praticamente sparite dall'agenda settimanale, mensile e pure annuale, se continuiamo così. Ma anche bellissime immagini come "camera ordinata", "alimentazione sana", "riposo", "passeggiate all'aria aperta", "shopping", si stanno offuscando nella mia immaginazione più o meno come quando Atreyu finisce nell'oblio (ma potrebbe anche essere la protagonista di Labyrinth...ovviamente non mi ricordo!)

Ora, non contenta delle mie 60 ore di lavoro settimanali, ho risposto qualche giorno fa a un annuncio di un'agenzia di traduzioni che sembrava veramente tagliata per me: tutto sui media, marketing, insomma le mie specializzazioni. Mi risponde dopo pochissimi minuti il PM entusiasta e mi dice che sono fatta apposta per loro, e dopo neanche due minuti mi manda un lavoro di 15mila parole, tempo una settimana  - che non c'entrava granché né col marketing né con i media, ma vabbè - con tanto di PO ecc. ecc. Pagato bene 

Quando diavolo lo faccio ora questo, penso? Tra il bagno e la doccia? Ma quest'agenzia mi interessa tanto, mi pare di capire che ha un bel monte di lavoro, potrebbe essere prezioso come cliente regolare.

E mi butto anche in quest'altra cosa, già consapevole che il mio fine settimana già sacrificato per il precedente lavoro di traduzione sarebbe stato quanto mai stressante. Preparo queste due pagine iniziali del lavoro, il giorno dopo la manifestazione a Vicenza, mentre dopo poche ore sarei partita per Napoli dove il mio amato mi aspettava.

Nel frattempo, scrivo notizie, traduco siti web, ecc. ecc. Finché ieri mi scrive il PM dell'agenzia dicendomi che le mie prime due pagine di traduzione non hanno soddisfatto il cliente non perché ci fossero errori ma perché lo stile non era quello che loro prediligevano. Quindi fine del nostro primo rapporto di collaborazione, quindi al 99% fine delle mie possibilità di lavorare regolarmente con quest'agenzia.

Di fronte a tutto questo io avrei avuto due possibilità di reagire:

- Tirare il fiato e dire ok, forse riesco a riposare almeno questa volta visto che sto andando a ritmi disumani

- Innervosirmi e incazzarmi per aver perso non solo un lavoro ben pagato ma soprattutto un potenziale cliente futuro, e soprattutto, per una questione di stile, che ho sempre ritenuto il mio punto forte come traduttrice!

Ovviamente sta prevalendo la seconda. E' questo che mi fa dire che mi sto ammalando di lavoro. E soprattutto che sto annaspando nelle prospettive future senza capire bene dove andrò a parare. Perché io vorrei vivere da freelance, e ora come ora non ce la posso fare. Ma vorrei anche l'odiato ma utile tesserino da giornalista - e mi tocca stringere i denti almeno un altro anno. Ma vorrei anche lavorare di meno e vivere di più. Ma vorrei anche un posto fisso e un mutuo per una casa (per passare dallo strozzinaggio del padrone di casa imbroglione allo strozzinaggio delle banche imbroglione). Ma vorrei anche un anno sabbatico in cui non fare assolutamente niente che non sia viaggiare, leggere e scrivere ciò che voglio io.

E' più che probabile che lo stress di mesi vissuti in questo modo abbia prodotto una prova meno brillante del solito. C'è una soluzione a questa esistenza così frenetica? Quale devo scegliere, delle tante strade possibili, per arrivare al mio obiettivo che è precisamente: lavorare nel campo dell'editoria quel tanto che basta per permettermi di dedicarmi ai miei impegni e alle mie passioni umanistiche e per viaggiare e spostarmi liberamente senza precarietà? Forse si capisce perché ho scelto nella mia vita di definirmi un'Utopista????

Postato da: flores a 11:18 | link | commenti (6) |
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