
Non nell'indifferenza cerco la mia salvezza. Il brivido di meraviglia è quanto di meglio abbia l'uomo. Anche se il mondo gli fa pagar caro il sentimento, sente in profondo, quando è commosso, l'immensità (Goethe)

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Chieti
Bar davanti al mercato ortofrutticolo. Una signora bionda e un carabiniere aspettano il caffè.
Signora: Oggi fa caldo come ieri, ma è più umido.
Carabiniere: Sono cose che succedono...
PS: Dedicata al vecchio amico Beghemot, il più assiduo e affezionato ospite di questo blog. Beghemot, se ci sei, sappi che non ti dimenticherò ;DD!!!
Domanda per traduttori editoriali
Non ho voglia di farla sulle mailing list, ma - o forse perché - è la tipica domanda da Biblit, in effetti.
A. Quante cartelle al giorno riuscite a tradurre di romanzi non complessi?
B. Quanto dura un giorno per voi, in termini di ore?
C. Per quanti giorni può durare lo sprint massimo prima di stramazzare sulla sedia?
Grazie a tutti, o meglio tutte, vista la schiacciante preponderanza, coloro che mi risponderanno!
Cose che osservo, cose che mi chiedo, cose che non capisco
I giovani coatti olandesi esistono. Sono tali e quali ai coatti romani, solo che sono lunghi con gli occhi azzurrissimi e hanno le lentiggini. Sull'autobus ascoltano musica da discoteca a tutto volume con il cellulare, masticano sguaiatamente chewing gum e fanno gli scherzi idioti ai vecchietti che salgono. Osservo
C'è chi dice che Tiziano Scarpa è un genio. E pensa che Kamikaze d'Occidente sia un capolavoro. Cose che non capisco
Perché nel pochissimo, minuscolo, quasi inesistente tempo che libero che ho spesso mi allucino dietro a cose di poca importanza invece di dedicarlo alla sostanza? Cose che mi chiedo
Entrare in una banca
è come finire in una trappola per topi.
PS. Quelle online, super pubblicizzate e con un sacco di clienti che si dicono soddisfatti e felici non fanno minimamente eccezione.
Il paradiso è un posto
....dove Tori Amos canta almeno una canzone a sera (l'ho sentita dire qui, e non potrei essere più d'accordo).
Questo pezzo non era stato scritto per il blog, ma visto che non ho tempo per farne un altro, e visto che non posso tenere sotto silenzio uno dei concerti più splendidi che ho visto nella mia vita e che mai vedrò, ve lo propongo.
Tori Amos, American Doll Posse
Roma, Teatro Sistina, 28 maggio
“Il patiarcato ha messo le donne in catene impedendo loro di conoscere e mostrare la profondità e la complessità del proprio essere femminile”: è un atto di rivolta contro il patriarcato e contro la sua revanche in chiave bushista e neo-cristiana l’ultimo album di Tori Amos, “American Doll Posse”. La pianista e cantante statunitense, figlia di un pastore metodista e di un’indiana cherokee, ha scelto Roma per inaugurare il suo nuovo tour europeo, durante il quale presenterà i 5 archetipi femminili che compongono l’universo di American Doll Posse: 5 ritratti di donna che, ispirandosi alle dee del Pantheon greco, esprimono l’esigenza di ricomporre quella femminilità composita e complicata “della quale noi donne dobbiamo imparare a non avere paura”. Un intento ambizioso e radicale, da alcuni criticato per la sua complessità (in realtà forse troppo sbrigativo nei richiami alla mitologia greca, all’interno della quale le stesse figure femminili sono in rapporti molto contraddittori con il patriarcato), tuttavia non nuovo nella carriera di Tori Amos, i cui album precedenti – fra tutti il bellissimo Under the Pink, 1994 – già contengono forti eco all’emancipazione femminile contro la violenza del patriarcato e delle religioni innanzitutto. La sua musica tuttavia non è un generico manifesto politico: Tori parte dai sentimenti e dal vissuto femminile, dalla sua stessa vicenda dolorosa, segnata da uno stupro subito giovanissima (raccontato nella canzone Me and a Gun, 1992), richiamandosi a una sorellanza rivolta ingenuamente soprattutto alle donne occidentali alle quali tuttavia non fa sconti, criticandole perché “accettano di essere incasellate nei loro ruoli predefiniti e non si interrogano maggiormente su di sé”, ha dichiarato recentemente in un’intervista. Dolori e speranze delle che anche al Teatro Sistina si sono intrecciati nella calda voce di Tori: in piedi davanti al suo pubblico, facendo vibrare con la mano sinistra l’inseparabile Bö, il pianoforte Bösendorfer diventato il simbolo della sua musica (che attinge al rock, al blues e al progressive ma è impossibile da inquadrare in un genere che non sia il T&Bö, Tori e il suo pianoforte), il piano elettrico Wurlitzer e poi ancora l’organo Hammond con la mano destra, per più di due ore Santa e Tori, due degli archetipi di American Doll Posse, ci hanno incantati con la loro personalità: simboli provocatori di Demetra (Tori), la dea delle messi che la Amos colloca “alle origini, come la Dea Madre”, e di Afrodite (Santa) e di una sensualità che “non accetta di essere pervertita o resa oggetto di vergogna”. Una sensualità non prepotente, anzi timida e quasi impacciata nelle movenze dell’artista, ma forte nella voce e convinta, profonda, determinata, per questo ancora più vera e affascinante, come quella di tutte le donne, ci dice Tori, che provano a scoprire se stesse nella loro bellezza e complessità.