
Non nell'indifferenza cerco la mia salvezza. Il brivido di meraviglia è quanto di meglio abbia l'uomo. Anche se il mondo gli fa pagar caro il sentimento, sente in profondo, quando è commosso, l'immensità (Goethe)

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Il primo libro non si scorda mai
Sto ufficialmente traducendo il mio primo romanzo. In realtà è un terzo di romanzo, visto che si tratta di una traduzione a sei mani. Per vincolo contrattuale non posso dire di che cosa si tratta, pena defenestramento totale dalla categoria dei traduttori passati presenti e futuri della casa editrice.
Ho un contratto, tutto in regola, tutto perfetto, olè.
Ma: c'è un grosso, enorme, strabordante ma. Il mio primo romanzo mi fa schifo.
E' un volume di una serie di grande successo, anche in Italia. Dal traduttore dei primi volumi non ho avuto grandi indicazioni, se non una, fondamentale: l'importante è tenere alto il ritmo.
Il problema è che - diversamente dai primi, a quanto ho capito, ma non ho avuto tempo per leggerli bene - in questo romanzo non succede assolutamente niente. La protagonista, che parla in prima persona, non fa altro che aggrottare le sopracciglia e bofonchiare parole di rimprovero contro i suoi amici e amori. In un intero capitolo si svolge una sola conversazione, fra lei e qualcun altro dei personaggi. Nessuna azione, nessun colpo di scena, nessuna svolta magistrale che determinerà le scelte dei protagonisti. Solo chiacchiere e descrizioni delle scrollate di spalle, le fronti corrugate, gli occhi spalancati, ecc. ecc.
Questa palla galattica di romanzo - che ovvamente sto riuscendo a tradurre solo nei fine settimana, visto che da lunedì a venerdì mi occupo dello scintillante mondo del giornalismo d'azzardo - essendo anche il primo, mi sta mettendo veramente in crisi. Perchè se ritmo dev'essere, a mio modo di vedere, dovrei sentirmi autorizzata a tagliare molto, qua e là, nelle frasi che traduco, eliminando tanti particolari veramente superflui. Ma è ammissibile questo da parte di un traduttore? Tutti i dilemmi del traduttore editoriale che finora per me erano stati pure disquisizioni teoriche, ora stanno diventando realtà.
Se tolgo una scrollatina di spalle lì, un sopracciglio stretto qui, sto facendo un torto irrimediabile all'autore o sto ubbidendo alla regola del ritmo? Sono molto confusa. Mi sento come un parrucchiere alla sua prima sforbiciata sul cranio di un cliente. Voi traduttori esperti, che cosa ne pensate? Sono dilemmi del principiante? Dovrei acquisire sicurezza e privilegiare il mio intuito? O forse dietro ogni ghigno e ogni brontolio si nasconde un significato profondissimo che solo io, beota, non riesco a vedere, offuscata dal panico del traduttore? E non bisognerebbe varare una regola, scritta su tutti i contratti, per cui tutte le giornate con più di trenta gradi non saranno conteggiate nel tempo a disposizione?
Soffoco di incertezze....aiuto
Romanità
Ore 9 del mattino, un anziano signore in un bar del centro storico sorseggia una birra:
Stanotte ho sognato Cristo: j'ho detto Nun me toccà che te strozzo!!
Su un muro di un vialetto nei pressi del Pantheon:
Viva lo Stato Brado
Un tranquillo week end di paura
Sabato: Un articolo per una rivista, un articolo tradotto per la stessa rivista, un sito web !intero! di 5400 parole!!
Domenica: 22 cartelle di un pezzo di...romanzo che chissà, forse, se mi voto alla Madonna di Okinawa, riuscirò magari a consegnare.
Datemi un cucchiaio che mi spalmo sul pane!!!