Image Hosted by ImageShack.us

Iriade di pensieri

Non nell'indifferenza cerco la mia salvezza. Il brivido di meraviglia è quanto di meglio abbia l'uomo. Anche se il mondo gli fa pagar caro il sentimento, sente in profondo, quando è commosso, l'immensità (Goethe)

Eccomi

Blogger: flores
Nome: Fe
iriade - chiocciola - alice.it

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami

Licenza Creative Commons
Testi e opere originali sotto Licenza Creative Commons. View Federica D'Alessio's profile on LinkedIn

 
mercoledì, 23 aprile 2008

Sono proprio tanto stanca...

...le novità e le cose belle sono sempre ben accette, ma non potrebbero ogni tanto venire in visita una alla volta invece di fare sempre le ammucchiate?!?!

(E in giorni così, i PM casinisti non potrebbero lasciarmi in pace???)

Postato da: flores a 13:24 | link | commenti (3) |
yo and me

venerdì, 11 aprile 2008

Il sogno della gioventù

A che romanzo-film-canzone vi fa pensare questo titolo?

Postato da: flores a 14:07 | link | commenti (12) |

domenica, 06 aprile 2008

Un assaggio di Vienna

E' stato davvero solo questo, un assaggio, una fetta di torta Sacher e una birra (bionda, non rossa, ché il cameriere dell'Hotel Sacher ha espresso ogni disgusto possibile quando gliel'abbiamo chiesta red, anche se mi è rimasto il dubbio che lui abbia capito che la birra esiste anche rossa, o che noi non abbiamo detto una cosa per un'altra...), piacevole e gustoso ma breve, molto breve. Di tutto il programma che mi aveva offerto la dolcissima Lise sono riuscita come prevedevo a fare ben poco, una sosta all'Hotel Sacher appunto, una passeggiata per la via centrale con i suoi bei negozi, un tuffo nelle facce e nelle camminate di fiumi umani di turisti e gente comune che indugia piacevolmente nei caffè a leggere il giornale e sorseggiare un cappuccino, hai ragione Lise, è davvero una città lenta e questo è molto bello, anche se quando tu sei di corsa ti rendi conto che non avrai la possibilità di accordarti al ritmo del luogo e un pochino questo ti fa sentire estranea... Ovviamente non potevo non scontrarmi con gli unici che andavano di corsa oltre me, i Cayenne, mi sa che ne circolano in buona quantità, visto che ci sono stata solo un giorno e già uno pretendeva di mettermi sotto...
Una serata in un pub per studenti, a mangiare schnitzel e patate in salsa di mirtilli (sciccoso e davvero da leccarsi la dita), evitando per un soffio la Flirtnight prevista per Donnerstag, peccato perché avrei proprio voluto vedere come si corteggiano i ragazzi viennesi!! Poi tante chiacchiere inutili ma necessarie, in un English che più svogliato non si può, pranzi e aperitivi a scrocco nell'hotel 5 stelle che ospitava la convention, qualche bonaria discussione con la tastiera austriaca del PC, e poi su, in volo, in un aereo grande quanto il tram che va da Piazza dei Gerani a Termini, eppure piacevole anche quello, un volo serale di letture accattivanti, quasi non volevo scendere...
Vienna è stata un po' come il sapore del cucchiaino di panna sulla Sacher. Dolce il giusto, un retrogusto acidognolo che non dà fastidio ma ci sta tutto, per un viaggio non voluto ma in fondo ben accolto. Una città da visitare ancora, soprattutto per le sue notevoli mostre artistiche, e perché effettivamente, ti fa venir voglia di sprofondare sulle poltroncine del caffè e passare la giornata a sbevazzare, caffè, birra, torte e pasticcini, e leggere. Immagino non sia solo per questo, ma capisco bene perché piaccia tanto alla nostra Liseuse!!

Ricordi: Mi sono ricordata che questa era la terza volta che andavo a Vienna, e in tutte e tre le volte, non è stato altro che un passaggio veloce. La prima volta, nel 1993, in una sosta del lunghissimo viaggio in autobus a Budapest con i miei e una improbabile banda musicale ospite di una banda gemella ungherese; la seconda volta, con mio fratello, una sosta durata non più di due ore sotto la neve, mentre viaggiavamo verso Praga in treno. L'euro non esisteva ancora e noi ci siamo rimpinzati ben bene il pancino al caffè prima di ricordarci che non avevamo niente per pagare...Ora la terza volta, sempre di corsa, da sola, o mezzo accompagnata, per lavoro. Curioso...sarà forse per questo, per questo essere sempre di mezzo, sempre di passaggio, che non riesce a scalfirmi l'anima più di tanto? Ho pensato che forse, conoscendo il tedesco, avrei potuto sentirmi più parte di tutta la bellezza che vedevo attorno a me, ma che in qualche modo non sono riuscita ad afferrare.
Io e Vienna ci siamo date la mano...ma non siamo ancora riuscite ad abbracciarci.

Postato da: flores a 14:16 | link | commenti (9) |
gironzoli

giovedì, 03 aprile 2008

Non è un paese per giovani

Tutte cose già vissute, rivissute, sapute, strasapute....ma perché sentirle dire in spagnolo fa ancora più rabbia e amarezza??

http://www.elpais.com/articulo/internacional/Italia/pais/jovenes/elpepuint/20080403elpepiint_9/Tes



Italia no es país para jóvenes

Con más contratos temporales que fijos y los salarios más bajos de la eurozona, los 'mileuristas' italianos serán una de las claves de las elecciones

MIGUEL MORA - Roma - 03/04/2008 

Sus historias se parecen: tienen entre 22 y 36 años, ganan entre 500 y 1.200 euros, no tienen derechos, vacaciones, ni coche, no viajan al extranjero, apenas compran libros o van al teatro, muchos estudiaron una carrera pero trabajan en lo que sale. Y la mayoría dice que no sabe a quién votará o ha decidido no hacerlo.

Son los precarios italianos, la energía nueva del país, su esperanza. Escucharlos es zambullirse en la desolación, la explotación, la rabia. Están "desilusionados", "machacados", "resignados", cansados de "una política vieja que no deja paso a nadie", unos "sindicatos falsos y corporativos", y unos "empresarios explotadores e impunes". Rebelados por la falta de alternativas, la mayoría se declara dispuesta a emigrar.

Decididamente, la vieja y bella Italia no es un país para jóvenes. Los sondeos dicen que van a votar mayoritariamente a Berlusconi, que el voto a la derecha crece cuanto más joven y más pobre. Resulta misterioso, porque después de hablar con unos 50 precarios de Milán, Nápoles, Roma, Perugia y Cagliari, ninguno admite votar al PDL.

Eleonora, romana de 27 años, licenciada en marketing y "muy parada", voluntaria en la lista de Francisco Rutelli a la alcaldía de Roma, cuenta que tiene una amiga que "vota a Berlusca". "Es que gana 1.500 euros", aclara riendo, "no está de moda como yo, ella no es precaria".

Palabras santas, Toda la vida por delante. Dos títulos cinematográficos confirman que la precariedad está de moda. El segundo es una comedia negra de Paolo Virzì que se acaba de estrenar. Parole sante es un demoledor documental, realizado en 2007 por Ascanio Celestini con los protagonistas de la primera (y última) revuelta de los precarios que trabajaban en Atesia, el call center más grande de Italia y el octavo del mundo (300.000 llamadas diarias).

Uno de los miembros de ese colectivo es Christian. Tiene 36 años, se licenció en Sociología, habla tres idiomas y trabajó seis años como operador en Atesia. Hoy está en paro. "Dejé el trabajo y no encuentro otro. Después de la rebelión, en marzo nos ofrecieron un contrato fijo de 550 euros por cuatro horas diarias si renunciábamos a todos los derechos. Preferí irme".

Con él están Maurizio, de 29 años, que sí firmó y ya lleva seis años en la empresa. Y Rosanna, que después de tres años ha dejado la polémica sociedad, participada por Almaviva y Telecom (socio italiano de Telefónica): "No teníamos libranzas, seguro, maternidad, vacaciones. Firmar significaba ganar 550 euros para siempre", explica.

El gran call center, situado en Cinecittá, ocupa a 3.300 trabajadores. "Cuando abrió, a finales de los noventa, éramos 6.000. Pagábamos un alquiler por usar las cabinas", recuerda Christian, "y cobrábamos a comisión, por una llamada de 2,40 minutos te daban 80 céntimos. Si no llamaba nadie no cobrabas, y si la llamada duraba 10 minutos, te daban igual 80 céntimos".

Todo ilegal, según la inspección de trabajo, que consideró ficticia la figura del colaborador autónomo, un truco de la empresa para evadir impuestos por valor de cientos de millones. "Telecom recurrió, la izquierda impuso los llamados contratos cococó (colaborador coordinado y continuado), luego llegó la derecha, promulgó la Ley 30 y santificó que éramos autónomos: cero derechos", dice Maurizio.

El colectivo denunció, hizo huelgas y manifestaciones. No las suficientes. "Cuando la izquierda volvió al poder, condonó la deuda a Atesia", dice Christian. "Los sindicatos firmaron. La empresa se ahorró el dinero, despidieron a mil personas y nos ofrecieron volver con peores condiciones. Fin de la historia".

El caso es la punta de un iceberg silencioso y masivo. Italia tiene más contratos temporales que fijos, los salarios más bajos de la zona euro, el récord europeo de evasión fiscal. Más de cuatro millones de personas trabajan en negro o en situación irregular, y la economía subterránea genera el 17% del PIB, según los sindicatos. La precariedad alcanza a todos los sectores y edades: comunicación, agricultura, construcción, ayuda social, sanidad, universidad, administraciones públicas, comercios.

Los precarios no tienen sindicatos, son carne de cañón, mano de obra europea y cualificada a precios del Tercer Mundo. Gente sin presente, atada a trabajos parcos, a una vida parca. Maurizio: "Otros países reaccionan, aquí estamos rincoglioniti [atontados]". Christian: "La izquierda y la derecha han puesto a las empresas por encima de las personas. Trabajas, pero vives bajo el nivel de la pobreza. Para competir, percibes al de al lado como un rival. Nuestro colectivo, en su momento álgido, tuvo 100 personas. Y ha sido el más significativo".

"La cosa está para pedir asilo político", resume Rosanna, licenciada en Psicología clínica, precaria doble por ser mujer. "A los 33 años comparto piso, no puedo tener hijos, viajar es una fantasía, sólo voy a Nápoles a ver a mis padres. Estoy rodeada de mediocridad, metida en la gran trampa del no pensamiento. Y todos son cómplices de esto: las mafias, la Iglesia, los empresarios, los políticos de la bella retórica".

Hay muchas historias parecidas: Giulia, arquitecta; Alessia, secretaria; Ottavia, actriz; Melania, relaciones públicas; Daniela y Alessandra, trabajo social con los gitanos eslavos en Scampia. La precariedad está de moda: los políticos hablan de ellos, "nos prometen mar y montaña", dice Eleonora. Son los apestados favoritos: un ingente vivero de votos indecisos. Una vez voten, ¿seguirán teniendo voz?

Postato da: flores a 16:21 | link | commenti (7) |